È la spada, bellezza!

Riflessiva, lenta, talvolta incline all’esasperazione tattica. Questa è la spada, l’arma più diffusa al mondo, la più semplice da capire per regole, la più difficile da digerire per spettacolarità. Sì, perché in una gara di spada si possono tirare anche la metà delle stoccate di una di fioretto o di sciabola; perché gli assalti, spesso e volentieri, durano nove minuti e non arrivano a 15; perché, salvo rare eccezioni, uno spadista non parte sull’a voi come uno sciabolatore, né attacca col passo rapido di un fiorettista.

Così, ormai da qualche anno, si è aperta la caccia alle idee per ‘spettacolarizzare’ la spada, renderla più televisiva e gradevole a un pubblico profano. In principio fu la passività, poi arrivò l’idea di accorciare gli assalti. Ma due minuti per periodo sono pochi, e se è difficile tirare 15 stoccate in nove, figuriamoci in sei. E allora? Dove sta lo spettacolo? Difficile capirlo.

L’idea di inserire la passività ha portato a meccanismi perversi particolarmente evidenti nelle prove a squadre. Perché se su un’individuale può essere un piccolo deterrente l’idea di essere privati del minuto di riposo e dover tirare magari per quattro o cinque di fila, quando ci si stacca dal rullo per cedere il posto al proprio compagno tutto questo non esiste. E quindi eccola l’esasperazione tattica. Atleti che scelgono deliberatamente di evitare il ferro dell’avversario per portare l’arbitro alla sospensione, per evitare di subire stoccate, conservare il punteggio, e lasciare che a occuparsi della pratica sia il più forte della squadra.

Di nove assalti, spesso, risulta decisivo solo uno, e la prova a squadre viene trasformata in una sfida individuale in cui a giocarsi il risultato finale sono i due che chiudono. Succede in particolare a livello femminile, ma nemmeno la spada maschile ne è completamente esente, e la finale del trofeo Carroccio tra Ucraina e Polonia ne è stata una prova lampante.

L’idea dei due minuti, salvo poche eccezioni, non piace a nessuno, tanto che la Fie ha sospeso la sperimentazione e rinviato ogni decisione. Eppure se ne parla ancora, almeno fino al prossimo tentativo di snaturare un’arma e trasformarla in qualcosa di completamente diverso.

 

Twitter: GabrieleLippi1

Foto di Augusto Bizzi per Federscherma
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