Un Italiano in Svizzera

Intervista al ct Angelo Mazzoni. Presente, futuro e un obiettivo: portare un elvetico in cima al mondo.

 

È il 2008 quando Angelo Mazzoni, tre medaglie olimpiche con l’Italia – di cui due d’oro- viene chiamato dalla vicina Svizzera con un compito tanto ambizioso quanto stimolante: creare una squadra competitiva con vista su Londra 2012. Detto e fatto: in campo maschile ha condotto ai quartieri alti Max Heinzer e Fabian Kauter, mentre fra le donne ha pilotato Tiffany Geroudet a un oro europeo (Sheffield 2011) e alla vittoria nella prova di Coppa del Mondo di Doha non più tardi di due settimane fa. Inoltre stanno facendo pian piano ingresso in coppa del mondo atleti interessanti come Peer Borsky – visto in azione a Legnano nella prova a squadre- e Michele Niggeler che a Doha si è classificato dodicesimo. Con un solo obiettivo: portare la Svizzera a vincere un Mondiale di scherma.

Da qualche anno a questa parte la Svizzera si sta facendo largo nel mondo della spada: cosa c’è alla base di questi risultati?
I ragazzi con cui lavoriamo sono sempre stati molto preparati dal punto di vista atletico e molto motivati. L’unica cosa che mancava loro era un po’ di “esperienza italiana”, diciamo così. All’inizio non è stato facile, perché abbiamo dovuto insegnare loro alcune cose che non conoscevano: ma ora le hanno assimilate e ci seguono. Certo, fanno ancora qualche errore ma è normale. Questi ragazzi hanno una gran voglia di imparare, purtroppo però devo fare i conti con il fatto che c’è poca gente che pratica scherma. In generale comunque stiamo facendo progressi, vediamo di continuare a farli.

Per quanto riguarda la squadra femminile, avete un’atleta di punta come Tiffany Geroudet: dietro sta crescendo un movimento assimilabile alla squadra maschile?
No, perché le ragazze in Svizzera smettono praticamente di fare scherma una volta arrivate ai 21 anni: raggiunta quell’età, le priorità diventano altre. In Svizzera tutti gli sportivi sono dilettanti, non ci sono centri sportivi o altre istituzioni. Inoltre la stessa Federazione paga le trasferte alla sola Geroudet, mentre le altre devono farle a spese loro: non è facile per una ragazza di vent’anni finanziarsi trasferte come Cuba, Cina o Rio De Janeiro. Adesso abbiamo cominciato a lavorare per costruire una squadra di spada anche al femminile, per cercare di andare a Rio: sarà difficilissimo però, perché le ragazze sono davvero molto giovani.

Heinzer, Kauter sono già spadisti affermati, dietro chi sta emergendo?
La nostra squadra può contare su tre ragazzi di livello superiore (Heinzer, Kauter e Steffen, ndr) e siamo alla ricerca di un quarto uomo per comporre la squadra. Ci sono sei o sette ragazzi che potrebbero far parte del quartetto: a Legnano ad esempio ho provato a far tirare Peer Borsky, che era alla sua prima esperienza in una gara a squadre, ma farò rotazioni anche con gli altri ragazzi. Inoltre ho fatto rotazioni anche con i tre più forti, cambiando i ruoli nel corso dei vari assalti. Ho assolutamente bisogno di un quarto uomo per la squadra, quello che ci siamo portati a Mondiali ed Europei (Florian Staub, ndr) è attualmente infortunato. Il nostro obiettivo e quello di riuscire a vincere un Mondiale, cosa mai accaduta nella storia della Svizzera, e poi qualificarci per Rio 2016.

Venendo al mondo della spada in generale, come lo vede attualmente Angelo Mazzoni? C’è qualche scuola nuova che sta emergendo e qualcuna storica che sta calando?
Difficile in verità fare un’analisi approfondita perché capita spesso che le squadre non siano “complete”, nel senso che ci sono solo uno o due atleti veramente forti: si prenda ad esempio l’Estonia – che schiera il Campione del Mondo Novosjolov – o la stessa Ungheria, che in assenza di due protagonisti principali ha fatto male. Per il resto abbiamo una grande potenza come la Francia, mantre una squadra come la Germania  da qualche anno a questa parte non sta ottenendo grandissimi risultati. Corea e Venezuela hanno anche loro atleti di altissimo livello. Una squadra interessante è la Danimarca: sono molto giovani, ma temo che faranno fatica ad emergere perché sono solo in tre, e nel momento in cui ne manca uno non hanno sostituti.

Si discute molto sulla possibilità di ridurre da tre a due minuti la durata di ogni singolo periodo: non c’è il rischio di snaturare un’arma come la spada?
Sicuramente c’è questo rischio, anche se come in tutte le cose a ogni cambio di regolamento fa seguito una fase di adattamento da parte degli atleti. Anche nella mia epoca ci eravamo adattati a nuove formule, che oggi sono già diverse rispetto ad allora. È chiaro che se cambiano le regole gli atleti e anche noi allenatori ci adegueremo. Tuttavia mi sembra un correttivo non bello, ma se i diktat sono quelli di avere una maggiore visibilità… Io comunque non penso che con questa modifica ci spossa essere un miglioramento, ma si vede che al pubblico televisivo piace di più vedere la gente che fa le corse…

Però per questo c’è già la sciabola…
La nostra è un’arma di studio, persino i tre minuti sono pochi, almeno il minuto per studiare lasciatecelo!

Twitter: @agenna85

Fotografia di Alessandro Gennari per Pianeta Scherma

 
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