Argento vivissimo

Un altro secondo posto per le sciabolatrici azzurre. È il terzo in stagione. Ma profuma sempre più d’oro.

 

No, non era un caso. Né la prima volta a Dakar, né la seconda a Gand. Sì, questa squadra è fortissima, e non ha ancora completato la sua crescita. Tre finali su tre gare, quest’anno, non le ha fatte nessuno nel circuito di sciabola femminile. E forse è questo il dato più importante per capire il valore del quartetto azzurro di Giovanni Sirovich. Non basta soffermarsi al secondo posto di Bolzano (rileggi il live di Pianeta Scherma), non serve a niente vedere il bicchiere mezzo vuoto e pensare a una vittoria che ancora una volta sfugge all’ultimo atto. Quel bicchiere, in realtà, è pieno, e manca solo che trabocchi.

A Bolzano è mancata solo l’ultima proverbiale goccia. Perché contro la Russia, le azzurre hanno saputo restituire un senso e qualcosa di più a una finale che sembrava già chiusa sul -11. Assalto dopo assalto, stoccata dopo stoccata, Ilaria Bianco, Irene Vecchi e Martina Petraglia hanno saputo ricucire lo strappo. Meno otto prima del penultimo assalto, quando a salire in pedana è stata Ilaria; -4 prima dell’ultimo atto, con Irene Vecchi chiamata all’ultimo  rimonta sulla stessa Yana Egorian che a Dakar, nella prima gara stagionale, le aveva rifilato un pesantissimo 15-1.

Si è fermata a tre punti dal successo Irene, 45-42, ma dopo essere andata avanti di una stoccata sul 42-41, con un parziale di 6-1 che aveva messo paura all’avversaria. A quel punto, la coccia della Egorian ha fermato la lama di Irene, trasformando quello che sarebbe stato un simultaneo facile facile, nella stoccata del pareggio della russa. Lì, di fatto, l’assalto è girato per l’ultima volta. A vincere è stata di nuovo la Russia, come la settimana scorsa a Orleans. Ma non è una sconfitta per l’Italia, che prima aveva battuto con grande autorevolezza Polonia (poi terza davanti agli Usa), Ungheria e Hong Kong.

Questa squadra sta crescendo a vista d’occhio. Ha ritrovato una Ilaria Bianco straordinaria, e anche nel momento del bisogno, come accaduto per l’infortunio alla caviglia di Rossella Gregorio (terza ieri nell’individuale e tradizionalmente una delle più positive nelle prove collettive), perfettamente sostituita da una Martina Petraglia convinta e sicura dei propri mezzi. Difficile, quasi impossibile, scovare un rimpianto in fondo a questo meraviglioso bicchiere pieno. L’Italia è nel gotha della sciabola femminile mondiale. E no, non è un caso.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto Trifiletti/Bizzi per Federscherma
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