Un podio per due

Occhiuzzi e Samele sul podio a Budapest. Terzo posto per entrambi. Vince Kim, secondo Szilagy.

 

Ci sono un coreano, un ungherese e due italiani…. Quello che sembra il classico incipit di una barzelletta, è in realtà il podio del Grand Prix di sciabola maschile disputatosi ieri a Budapest. Come a Padova tre settimane fa, le stesse bandiere a innalzarsi sui pennoni a fine gara. A cambiare sono in parte i protagonisti – con Kim al posto di Gu e Diego Occhiuzzi al posto di un bravissimo e sfortunato Enrico Berrè – e l’inno eseguito che, per sommo dispiacere del pubblico locale, questa volta è quello asiatico: Jonghwen Kim infatti vince la prova battendo in finale il beniamino di casa, il campione olimpico Aron Szilagy, che avanti 13-10 viene dapprima raggiunto e poi superato dalla micidiale rimonta del coreano. Terzo posto per Luigi Samele e Diego Occhiuzzi, con il napoletano che sale per la seconda volta in stagione sul podio, dopo il terzo posto centrato nella prova d’esordio a Madrid. Secondo podio stagionale, perdipiù consecutivo, per Luigi Samele, che bissa il terzo posto di Padova. La medaglia d’argento di Londra ha condotto una gara esemplare, dove spicca il 15-5 con cui ha distrutto il campione del Mondo, Veniamin Reshetnikov: purtroppo, per sua stessa ammissione, sul più bello sono mancate le forze fisiche e mentali per completarla al meglio, ma intanto un altro podio è stato messo a referto.

L’Italia torna a casa dall’Ungheria forte ancora di un doppio podio, ma le macchie di azzurro sarebbero potute essere tre se Enrico Berrè non fosse stato sconfitto all’ultima stoccata da Aron Szialgy. Un’autentica beffa per lo sciabolatore romano, ma nello sport come nelal vita il diavolo sta nel dettaglio, in questo caso in pochi millimetri, quelli necessaria far schiantare la lama di Enrico sulla coccia dell’avversario e la lama dell’avversario sul bersaglio valido di Enrico. Quella che aveva tutti i crismi dell’azione simultanea,  si trasforma nella stoccata decisiva che manda avanti Szilagy, mentre al ragazzo dei Castelli non resta altro che esternare tutta la sua amarezza con un laconico «Che sfigaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa» via Facebook. Ma se l’amaro in bocca è tanto, altrettanta è la consapevolezza di aver messo in difficoltà uno degli sciabolatori più forti e più in forma in circolazione, ma soprattutto la sicurezza di potergli sempre mettere paura e di poterlo battere, come del resto già accaduto in un paio di occasioni nel corso della passata stagione. Il capolavoro di Enrico però è stato l’assalto degli ottavi di finale: sotto 14-10 contro il russo Ibragimov, l’azzurro ha pian piano rimontato fino all’esaltante vittoria per 15-14.

A fine giornata, sono stati ben cinque – sugli otto in tabellone – gli italiani classificatisi fra i primi sedici: ai tre sopracitati, infatti, si devono aggiungere Aldo Montano e Gabriele Foschini. Il livornese, dopo aver battuto fra gli altri Bongil Gu, è stato fermato dal francese Rousset, vittorioso per 15-12, mentre Foschini ha dovuto arrendersi con lo stesso punteggio al romeno Dolniceanu, numero uno al Mondo. Per loro due gara finita agli ottavi di finale, mentre sono stati eliminati nei precedenti turni Luigi Miracco (sconfitto 15-12 dall’ungherese Gemesi nel tabellone dei 32), Riccardo Nuccio e Massimiliano Murolo. Per questi ultimi due, la gara è finita subito, il primo sconfitto dal solito Gemesi (15-5), il secondo dal francese Nicolas Rousset (15-10)

 

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Fotografia di Alessandro Gennari per Pianeta Scherma
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