ONTC presenta Federico Bollati

Ha vinto l’Open a Pesaro. E gli assoluti proprio nel centenario Fis. Federico Bollati ha scelto ONTC e ci spiega perché.

 

All’anagrafe è registrato come Federico Bollati, ma per tutti, nell’ambiente schermistico italiano, è semplicemente ‘Il Bollo’. È così anche sullo stipetto nello spogliatoio della sala scherma Piccolo Teatro, dove tiene la divisa e le armi preparate per lui da ONTC, e dove, lunedì 31 marzo, ha portato lo spumante per festeggiare con i compagni di sala e i maestri la vittoria nell’Open di Pesaro.
Questo è Bollo, uno spadista di alto livello e un ragazzo che sa come farsi amare. Nella sua carriera ha vinto un titolo italiano assoluto nel 2009 e ha preso parte a diverse prove di Coppa del Mondo, salendo anche sul podio a Londra nel 2003. Eppure, l’assalto che ricorda con maggiore affetto è una sconfitta a squadre. Perché quello che conta, alla fine, non è solo l’esito di una gara, ma anche tutto quello che viene prima dell’ultima stoccata.

Come sei arrivato alla scherma?
Il mio incontro con la scherma è stato del tutto casuale. Avevo 9 anni e praticavo pallacanestro a Pavia, in centro a due passi da casa. A un certo punto decisi di smettere perché non mi divertivo più, e lo dissi a mia madre. Lei è sempre stata un’appassionata di sport in generale e mi disse: «Perchè allora non provi a fare scherma?». La sala infatti era di fianco a quella della pallacanestro e mia madre non aveva la patente per portarmi fuori città a giocare a pallone. Insomma: lì dovevo stare!
Ricordo ancora il primo giorno che arrivai in palestra perché provai subito ad andare sulla pedana. Mi piacque immediatamente e da allora non ho mai smesso.

Come descrivi la tua arma?
Nella spada il bersaglio è tutto il corpo e chi prima tocca vince, senza convenzioni. Le doti più importanti che occorre sviluppare per praticarla bene sono senza dubbio: tempo per portare la stoccata; misura, ovvero scelta della distanza da cui portarla; velocità con cui portarla. Trovo che la spada sia l’essenza del combattimento, perché obbliga a valutare in ogni istante ciò che farà l’avversario, sviluppando quindi l’attenzione, la tattica e anche l’autocontrollo.

Perchè hai scelto ONTC?
Ricordo che nel 2010, durante una gara, incontrai Francesco Rossi (“Rouge” per gli amici) e chiacchierando mi propose di entrare a far parte del “Team ONTC”. Conoscevo il marchio, anche se da poco Francesco aveva avviato il progetto, ed ero curioso di provare l’attrezzatura dopo essere rimasto da poco senza sponsor tecnico. Da subito mi sono trovato bene con il materiale, che utilizzo sia in gara che in allenamento, e nel corso degli anni ho potuto osservare il continuo miglioramento della qualità, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento e le armi, con lame sempre più flessibili e comode da usare. In particolare mi sento di “sponsorizzare” le calze ONTC: FANTASTICHE!!!

Come deve essere il materiale per adattarsi al tuo stile di scherma?
La divisa deve essere sicuramente confortevole e non troppo “stretch”, perché spesso faccio movimenti ampi e sentirla troppo aderente mi darebbe fastidio. E poi deve essere leggera. Già si fa fatica a muoversi in pedana… figurarsi se la divisa è pure un macigno!
Quanto alle spade, mi piace avere lame di media durezza, perché con un “badile” in mano sarebbe difficile tirare e rischierei di fare male all’avversario. ONTC è una garanzia perché mi consente sempre di avere a disposizione le lame ideali.

Qual è il risultato che ricordi con più affetto della tua carriera?
La scherma è uno sport prevalentemente individuale, ma il ricordo più bello per me è sicuramente legato a una gara a squadre che feci nel 2005 insieme ai miei amici Simone Baroglio e Federico Meriggi, seguiti dal Maestro “Dago” Tassinari (che saluto). Era una gara universitaria internazionale a Parigi. La finale fu con la squadra di Grenoble, e fu davvero appassionante perché, con un tifo stupendo, riuscimmo quasi nell’impresa di fare una rimonta incredibile: da 29-40 a 44-45… Alla fine riuscimmo a farci applaudire anche dal pubblico francese.
Le emozioni che provai quel giorno sono ancora nitide e le porterò per sempre nel cuore: eravamo tutti uniti verso l’obiettivo e abbiamo dato tutti fino all’ultima goccia di sudore.

Sei universalmente riconosciuto come uno degli atleti più amati del circuito e un personaggio positivo. Che tipo di responsabilità ti trasmette? Ti rende orgoglioso?
Eheh… se è davvero così ne sono lusingato. In palestra cerco di trasmettere la mia passione per questo sport, di cui amo in particolare la preparazione prima della competizione, il prepararsi verso l’obiettivo “gara” e il graduale avvicinarsi alla condizione fisica e mentale ideale.
In gara poi apprezzo molto i “tempi morti” in cui mi piace ridere e scherzare con gli altri spadisti e con gli addetti ai lavori. Mi fa piacere e mi responsabilizza allo stesso tempo essere considerato un personaggio positivo. Semplicemente faccio questo sport con passione e immagino che le persone lo percepiscano.

http://www.schermaontc.com/

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