Über alles

Germania campione del mondo della sciabola maschile. Limbach trascina i suoi contro la Corea. Ungheria terza. 

 

Gli mancava solo l’oro a squadre. Ora ce l’ha. Nicolas Limbach, a 29 anni, aveva già vinto tutto: tre Coppe del Mondo, un oro, due argenti e un bronzo ai Mondiali. Ma sempre da solo. A Kazan si è superato, portando al primo titolo iridato nella sua storia la nazionale tedesca di sciabola maschile. L’ha fatto opponendo la sua classe superba all’atletismo esasperato dei coreani, in vantaggio nella prima metà dell’assalto prima che i tedeschi prendessero man mano fiducia nei propri mezzi seguendo l’esempio del loro campione, per chiudere sul 45-41.

Perché un fenomeno ha questo potere. Sa vincere quando si trova in pedana da solo, ma può anche trascinare un intero movimento. Seguendo le orme di Limbach sono arrivati Max Hartung (classe 89), Benedikt Wagner (classe 90) e Matyas Szabo (classe 91). Una buona squadra che nessuno avrebbe comunque pronosticato sul tetto del mondo. Ce l’hanno fatta, invece, battendo in semifinale la Russia, numero 1 del ranking, favorita della vigilia e padrona di casa, e rimasta giù dal podio dopo aver perso 45-43 la finale per il bronzo contro l’Ungheria.

Tra semifinale e finale, Nicholas Limbach ha piazzato un saldo stoccate di +16 (17-6 con la Russia, 18-13 con la Corea), dando fondo al suo ampio repertorio. Non salta come Gu o Wong, ma attacca, para, risponde, infila gli avversari sul tempo. Uno show arrivato al termine di due stagioni in calo dopo aver dominato il mondo, una prova che, forse, potrebbe farlo rinascere dopo la delusione di Londra 2012, quando da favorito rimase fuori dalle medaglie.

E fuori dalle medaglie, oggi, è rimasta l’Italia. L’enorme potenziale del quartetto composto da Aldo Montano, Luigi Samele, Diego Occhiuzzi ed Enrico Berrè è rimasto inespresso. I quattro sciabolatori da top 10 del ranking, sono stati eliminati ai quarti dall’Ungheria che oltre al campione olimpico Aron Szilagy, schierava il numero 16 del mondo Csanad Gemesi e il numero 35 Andras Szatamari. È finita 45-39, con Aldo Montano a tentare una disperata rimonta su Aron Szilagy. Ma il 7-5 di parziale del livornese non è bastato a colmare un gap che si era fatto troppo ampio nel corso degli assalti precedent, dallo 0-5 subito dallo stesso Montano contro Szatamari che aveva segnato lo strappo decisivo.

Costretti a tirare per le posizioni di rincalzo, gli Azzurri hanno fatto il loro fino in fondo, battendo Romania e Usa e piazzandosi al quinto posto. Un risultato che non può essere considerato positivo per la squadra che occupa la posizione numero 2 del ranking e che si era presentata a Kazan forte del titolo continentale conquistato a Strasburgo un mese prima. Ma l’amarezza di un mondiale negativo non può cancellare una grande stagione.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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