La spada c’è sempre stata

Sandro Cuomo fa il bilancio di un’annata speciale. E a Pianeta Scherma spiega come è stato possibile.

Da Strasburgo era tornato con un oro, un argento e un bronzo. Da Kazan ha portato un oro e due bronzi. Sandro Cuomo ha vissuto un finale di stagione entusiasmante con una spada che sembra aver ritrovato fiducia. E  si è preso la soddisfazione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro i suoi critici. Come ha spiegato a Pianeta Scherma, la strada intrapresa è quella giusta, e i risultati non sono frutto del caso ma conseguenza della programmazione.

Un finale di stagione straordinario. Un Europeo e un Mondiale da incorniciare. Qual è il bilancio di Sandro Cuomo?
Certamente molto positivo, ma il nostro livello è questo ed era più o meno questo anche lo scorso anno a Budapest, dove siamo stati sfortunati e ci siamo fermati ad un passo dal podio in tre gare. Qui invece è girato tutto per il verso giusto. Oltre a una sensibile crescita tecnica, direi che il gruppo è cambiato molto sotto il profilo mentale e degli equilibri interni: oggi tutti remano dalla stessa parte. Abbiamo conquistato medaglie individuali con quattro atleti diversi e due volte con la squadra femminile, cifre da record per il settore, e questo ci dà la conferma che siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo rimanere con i piedi per terra perché il cammino per le Olimpiadi è ancora lungo, il lavoro da fare è ancora tanto e ci sono ancora dei margini visibili di miglioramento.

Cosa è cambiato rispetto al passato recente?
Dopo diversi anni di approcci inconcludenti al tema, per la prima volta siamo riusciti a dare una struttura concreta al lavoro di match analisi, ancora non a pieno regime ma che, a mio avviso, ha dato un significativo contributo alla pianificazione tattica e strategica dei match, con l’aiuto del maestro Carmine Carpenito (il tecnico addetto alla video analisi per il settore spada) che da casa, lavorando giorno e notte in real time con noi a Kazan, ci forniva le tabelle degli avversari che ci servivano al momento, con le loro attitudini, le loro azioni preferite e le loro debolezze. Un lavoro ciclopico che ha consentito un approccio metodico e “scientifico” agli assalti, probabilmente conferendo maggiore sicurezza alla predisposizione strategica dei match, gestita abitualmente in modo empirico. Un sincero ringraziamento va dato anche a tutto lo staff tecnico, medico e federale che mi hanno “sopportato” e “supportato” in questa difficile stagione… anche qui si è vista molta “squadra”. Chiuderei il bilancio ribadendo la grandissima soddisfazione per i risultati raggiunti e per le scelte programmatiche operate, e con la positiva percezione che si possa fare ancora di più…

Al di là dei successi, è interessante vedere da chi sono arrivati. Ritrovare ad altissimi livelli due atleti come Paolo Pizzo e Bianca Del Carretto è stata un’ottima notizia. No?
Sono stato felice per loro, sono due ragazzi che hanno sofferto molto per infortuni, e la loro tenacia e voglia di riscatto è stata ripagata. Sono assolutamente convinto che i loro “acuti” agli Europei siano stati propedeutici ai risultati dei Mondiali. Sono gli atleti “anziani”, ed è bello vedere come si relazionino positivamente con il gruppo.

E poi ci sono l’oro mondiale di Rossella Fiamingo e il bronzo di Enrico Garozzo.
I risultati degli Europei hanno conferito consapevolezza e stimolato tutti. Enrico e Rossella sono stati gli elementi più costanti per rendimento nella stagione e, dopo i successi europei di Bianca e Paolo, non a caso hanno centrato entrambi il mondiale. Enrico già altre due volte era arrivato ai piedi del podio in manifestazioni importanti (Mondiali 2010 perdendo alla priorità da Novosjolov, ed Europei 2013 perdendo a 14 da Jerent) mancando l’obiettivo per un soffio. Stavolta non ha sprecato l’opportunità e si è arreso solo in semifinale dove ha perso, devo dire, senza essere riuscito a dare il meglio di se, forse inconsapevolmente un po’ appagato.
Rossella ha fatto un capolavoro, sebbene fossi un po’ preoccupato per lei a causa di un risentimento al bicipite femorale che le ha condizionato l’ultima fase di preparazione ed è stato fronteggiato con la massima attenzione dal settore medico.
In questo, devo riconoscere che è stato fondamentale il lavoro fatto con il suo maestro Gianni Sperlinga, che ha saputo gestirla nei giorni prima della partenza restituendole serenità e fiducia, sensibilmente minate dal problema fisico. Durante la gara è stato un crescendo: dal primo difficile match con la Moellhausen fino alla finale con la Heidemann. Un solo brivido quando si è lasciata raggiungere sul 14 pari dalla Shemyakina per due errori di pura concentrazione, lì ho avuto paura che si fosse appagata, ma sono stato immediatamente smentito.

Maturazione piena per due ragazzi ancora molto giovani, seppur esperti, che attendevamo da tempo?
Secondo me i tempi sono quelli giusti, anzi, anche in anticipo sulle medie della specialità, in particolare per Rossella.
A volte il peso delle aspettative precoci grava negativamente sulla prestazione, nel caso di Rossella ed Enrico credo che questo sia stato l’anno della “consacrazione”, dove entrambi hanno capitalizzato ciò che già da un paio d’anni era nell’aria.

Possiamo dire che l’Europa ci ha restituito campioni che temevamo di perdere e che il Mondiale ce ne ha dati altri due ormai consapevoli dei propri mezzi?
Direi che l’affermazione è pertinente, anche se sia Paolo che Bianca avevano già dato nelle ultime gare stagionali sensazioni positive.

Poi ci sono due bronzi della squadra femminile tra Europeo e Mondiale. Spesso, negli ultimi anni, il settore si è mostrato appannato, o almeno non arrivavano i risultati. Quanto sono importanti questi due risultati per recuperare sicurezze in una squadra che è fortissima?
La mancanza di risultati della spada è stato un po’ il “let motive” degli ultimi anni. È vero che non abbiamo conquistato medaglie alle Olimpiadi e agli ultimi Mondiali, ma è anche vero che ci siamo fermati ad un passo in tutte e due le occasioni: a Londra Rossella ha perso alla priorità con la Sun e Paolo ha perso un assalto già vinto con Limardo; ai Mondiali 2013 Mara si è fermata nelle otto perdendo dalla Sivkova e la squadra ha perso per l’accesso in semifinale alla priorità con la Russia, squadra nettamente sopra tutte le altre negli ultimi anni. Direi che questa momentanea flessione di medaglie sia stata un po’ troppo strumentalmente “enfatizzata”, senza una reale corrispondenza ai valori in campo, già nota agli addetti ai lavori, e i risultati di oggi ne sono la prova: un piazzamento può essere casuale, ma sei medaglie in due gare come mondiali ed europei nell’arco di un mese rappresentano decisamente un settore in buona salute e ci danno motivo di guardare avanti con maggior ottimismo.
Negli ultimi due anni siamo stati sfortunati, quest’anno è andato tutto bene. Ma i valori sono simili con qualche punto in più dovuto ad una maggiore serenità e stabilità dell’ambiente, oltre alla crescita personale di qualche atleta giovane.

Di Rossella Fiamingo ha colpito la sicurezza e la maturità con cui ha tirato sia nell’individuale che nella prova a squadre. Anche con un forte dolore alla schiena. Possiamo dire che, come prova di forza, il 7-0 di parziale rifilato alla Szasz nell’ultimo assalto della sfida per il bronzo a squadre vale forse anche più della cavalcata nell’individuale?
Non tralascerei il 6-0 rifilato a sua maestà Branza all’ultima frazione nei quarti… ancora più soddisfacente perché mentre con la Szasz già altre volte era capitato a Rossella di congedarla con parziali importanti, la Branza è sempre stata per lei un avversaria piuttosto ostile (almeno fino a questo mondiale…), e quasi tutte le lezioni che facciamo insieme (io sono mancino) sono finalizzate alle azioni da fare con lei, concordate con il suo maestro. Direi che nella gara a squadre Rossella è stata ancor più convincente che nella gara individuale, il vero capolavoro l’ha fatto lì. Ma lo splendido mondiale di Rossella rappresenta per me molto più di una medaglia, rappresenta la vittoria di una filosofia che ho sempre cercato di sostenere per la crescita del settore, ovvero che gli atleti possono crescere bene a casa loro, senza necessità di migrare in cerca di soluzioni “miracolose”. Insieme a loro crescono anche i tecnici personali e le loro palestre, generando un circolo virtuoso che, a lungo termine, favorisce sicuramente la crescita del livello medio sul territorio. Questa deve essere la politica sportiva federale. Ho sempre spinto i miei ragazzi a cercare dentro di loro le capacità per crescere, facendo introspezione per migliorarsi. Purtroppo una mentalità diffusa è attribuire le proprie sconfitte a tutto ciò che si ha intorno, tecnico in primis, pur di non voler vedere ed accettare i propri limiti personali, ma senza la consapevolezza dei propri limiti, sarà difficile migliorare.
Rossella oggi rappresenta la bandiera di questa politica che ho sempre sostenuto fortemente: lei assieme al maestro che l’ha cresciuta (ed è cresciuto con lei) sul tetto del mondo! Meraviglioso.

L’unico dettaglio che è mancato, forse, per rendere la stagione perfetta, è stata una medaglia della squadra maschile. Cosa è successo ai ragazzi?
Già così è stato un successo storico per il settore, chiedere una medaglia in più sarebbe stato veramente troppo. In questa squadra ci sono due esordienti, Bruttini e Fichera, che hanno fatto la loro parte mostrando equilibrio e serenità il primo, grinta e determinazione il secondo. Su Fichera c’è ancora un po’ da lavorare sotto il profilo dell’atteggiamento per renderlo positivo e funzionale al gruppo, ma le premesse sono buone. Gli altri due “veterani” ce l’hanno messa tutta, ma contro una Francia così, francamente, abbiamo dovuto cedere il passo. Diciamo che avrei preferito essere dall’altra parte del tabellone. Tuttavia in stagione di Coppa abbiamo conquistato un primo e un secondo posto e siamo quarti nel ranking, per cui la squadra c’è.

Tra meno di un anno cominciano le qualificazioni olimpiche. Con quali sensazioni vi state avvicinando all’appuntamento?
Le sensazioni sono buone, non solo per i risultati, ma soprattutto per l’atmosfera più serena che si respira da qualche tempo a questa parte. Non dobbiamo però cantare vittoria, la strada è ancora lunga e difficile: siamo attualmente quarti con i maschi, e settimi con le donne, in entrambi i casi al limite del margine di qualifica. L’obiettivo è cominciare la qualifica Olimpica nelle prime quattro del tabellone in entrambe le specialità per evitare gli incontri peggiori nei quarti. Con i maschi già ci siamo, con le donne tre podi nelle ultime tre gare fanno ben sperare in una scalata ai vertici.

Ormai da mesi Matteo Tagliariol è fermo per una nuova operazione alla mano. Tornerà con la nuova stagione. Tornerà in squadra?
Questo dipenderà da lui, dai risultati che farà e dal rendimento dei suoi compagni, l’obiettivo è la qualifica a squadre e chiunque sia in grado di fornirci un contributo positivo in quest’ottica sarà il benvenuto, o il bentornato.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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