Fra crescita e conferme

Un bilancio della due giorni di Torino ma anche della prima parte di stagione . Intervista ad Andrea Cipressa.

 

La vittoria di Arianna Errigo e il podio di Valerio Aspromonte sono già di per sé due più che validi motivi per sorridere per Andrea Cipressa. Al termine della due giorni di fioretto a Torino, con il Trofeo Inalpi 2014 a livello maschile e femminile, abbiamo fatto il punto della situazione sull’inizio della stagione di Coppa del Mondo e sul prossimo futuro delle squadre azzurre proprio con il ct del fioretto.

La prova di Torino a livello femminile ha garantito un’altra vittoria con Arianna Errigo. Un bilancio più generale?
Una prova molto positiva, sono cresciute alcune giovani che nelle prime gare avevano un po’ stentato, la Mancini ha fatto un grande match contro la numero uno russa Deriglazova, poi forse appagata ha perso un match che poteva anche vincere, la Cini ha perso con la Batini, che a sua volta forse deve recuperare il giusto tono di forma e ricominciare a credere che quello che ha fatto l’anno scorso è stato meritato e non casuale. Per il resto benissimo, Errigo è uno tsunami e Di Francisca è in netta ripresa.

E a livello maschile, soprattutto dopo il podio di Aspromonte?
Siamo in crescita, ci siamo sempre: finora non c’è gara dove non siamo saliti sul podio. In un panorama internazionale che diventa sempre più difficile, con campioni olimpici che escono nei 64. c’è un livello e un tasso tecnico globalmente molto alto, dove ci sono almeno trenta atleti che possono vincere una gara ci sono anche i nostri. Ci è mancato l’acuto, una vittoria, forse anche un po’ di fortuna, con molti incontri persi a 14 stoccate. In generale siamo in crescita, speriamo di riscattare questi crediti con la sorte ai Mondiali di Mosca! Nello specifico qui a Torino è andata bene: per Valerio è stato un grande rientro, era libero con la mente, cosa fondamentale nel nostro sport, d’altronde da lui potevamo aspettarci di tutto, aveva questo pseudo-alibi che nell’ultimo periodo ha più ballato che tirato di scherma, ma è arrivato comunque in grande forma fisica e libero dalle responsabilità e ha espresso una bella scherma, tanto che poteva anche arrivare fino alla finale.

Ritornando al femminile, la necessità di convocare solo due fiorettiste per Rio 2016 potrà creare qualche problema di scelta?
Nella scelta non ci sono difficoltà, sarà il ranking internazionale che dirà chi dovrò convocare. Ovviamente io metterò tutte nelle stesse condizioni di partenza e soprattutto di vincere, perché a me è quello che interessa di più, poi sarà la pedana a decretare chi dovrà partecipare alle Olimpiadi. E’ ovvio che questo crea un certo tipo di nervosismo tra le ragazze, però i campioni si vedono quando l’agonismo e la tensione salgono: il campione in quei momenti vince, il buon atleta vince magari in altri dove serve di meno.

Nelle prime due gare femminili a squadre è mancato l’oro: un segnale di difficoltà o un momento passeggero?
Nella mia gestione su dodici gare a squadre ne abbiamo vinte dieci, abbiamo stravinto due Europei e Mondiali a squadre. Ora succede che la consapevolezza che alle Olimpiadi non ci sarà la gara a squadre porta una certa rilassatezza, tutte sono concentrate sulla qualificazione individuale e non a squadre, quindi l’eventuale tristezza di essere andate male il giorno prima nell’individuale incide sulla prova a squadre il giorno dopo. In fondo poi siamo arrivati terzi e secondi, non abbiamo “bucato” del tutto: abbiamo dimostrato più volte di avere le fiorettiste più forti, ma non dimentichiamo che ci sono anche le altre. Noi italiani spesso quando perdiamo diciamo che è per colpa nostra, però a volte sono gli altri che ci battono.

Ci siamo abituati troppo bene?
Vero, e questo purtroppo ci penalizza nei giudizi, però come dicevo finora abbiamo comunque due podi. Per quanto mi riguarda, va bene così.

 

Twitter: MattiaBoretti

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Foto Augusto Bizzi per Federscherma

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