Monal, il fascino di un grande classico

La Coppa del Mondo di spada maschile riparte con il “Monal”. Grande attesa per gli spadisti di casa.

 

La nuova denominazione, ossequiosa alle ferrovie francesi che dal 2012 legano a filo doppio il loro nome alla manifestazione, avrà forse fatto perdere un po’ di poesia al caro vecchio “Trophée Monal”, ma non ha di certo intaccato il fascino di una competizione che affonda le sue radici nel lontano 1937, anno in cui René Monal, talentuoso spadista destrimane, morì tragicamente durante la semifinale delle Universiadi. Quell’incontro, che lo vide opposto al messicano Antonio Haro Oliva, Monal lo vinse anche – narrano le cronache dell’epoca con un’elegante fléche che colpì al braccio l’avversario – ma nel difendersi con un arresto, la spada di Oliva si ruppe e ferì mortalmente lo spadista francese.

Inizia così la storia di uno degli appuntamenti più importanti e prestigiosi per uno spadista di alto livello. Dalla vittoria di Michel Pécheux nel 1937 a quella di Pavel Sukhov nell’ultima edizione sin qui disputata, sono trascorsi 77 anni in cui sul trono del “Monal” si sono seduti tutti i più grandi interpreti della spada maschile: dal “Re di spade” Edoardo Mangiarotti – vincitore in tre occasioni consecutive dal 1948 al 1950 – fino a uno dei più forti spadisti della storia, il russo Pavel Kolobkov. A vincere qui anche i maestri magiari (Gyözö Kulcsár si impose in tre occasioni), i grandi spadisti tedeschi come Alexander Pusch e Thomas Behr. Tantissime, e non poteva essere diversamente, le vittorie francesi, l’ultima delle quali porta la firma di Daniel Jerent. Nel 1959, Christian D’Oriola – il Mozart del fioretto – diede prova di essere anche un eccellente spadista, aggiungendo quell’edizione del Monal ai due Challenge Martini di fioretto. Fra 2005 e 2008 ci fu la vittoria in famiglia dei fratelli Jeannet: prima Fabrice, quinde Jerome. Fra i vincitori francesi non si possono dimenticare Philippe Boisse e Eric Srecki, quest’ultimo roi in tre occasioni.

In ben undici occasioni a risuonare a Parigi è stato l’Inno di Mameli: detto delle tre vittorie di Edoardo Mangiarotti, può vantare due affermazioni Angelo Mazzoni che vinse nel 1982 e nel 1995. Hanno messo la loro firma sull’albo d’oro del Monal anche Renzo Marini (1960), Giuseppe Delfino (1963), Gianluigi Saccaro (1971),  Sandro Cuomo (1996), Matteo Tagliariol (2011) e Diego Confalonieri (2012).

Venendo alla stretta attualità, sale l’attesa in Francia per gli atleti di casa: la stagione sin qui incredibile messa in atto da Gauthier Grumer e compagni, rende per forza di cose molto alta l’aspettattiva del pubblico che affollerà lo Stade Coubertin di Parigi, storica casa della scherma francese. Quattro vittorie stagionali a livello individuale con quattro spadisti diversi, almeno un atleta a podio in ogni gara, la salda leadership nella classifica a squadre: tutti elementi che lascerebbero presupporre che tutto è apparecchiato per una grande festa all’insegna del Tricoleur. Magari ripetendo l’exploit del 2013, quando dietro a Daniel Jerent chiusero Alexandre Blasczyk e Ivan Trevejo.

Al netto del prestigio del Monal, l’edizione 2015 segna anche l’inizio delle qualificazioni alle Olimpiadi di Rio 2016. E se i padroni di casa possono al momento dormire sonni tranquillissimi, diversa è la situazione in casa Italia: per il quartetto azzurro, il cammino verso Rio è decisamente in salita. Tuttavia, come ci ha detto lo stesso ct Sandro Cuomo, bisogna essere ottimisti: del resto non è certo la mancanza di talento il problema principale della spada azzurra. A Parigi la prima chiamata, e rispondere subito presente vorrebbe dire cominciare a limare le asperità.

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Fotografia FFE – Escrime

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