Con la passione, tutto è possibile

La sera esce dall’ufficio e va ad allenarsi. Federico Bollati continua a vincere. Lo abbiamo intervistato.

Alla vigilia della gara, vedendo il numero degli iscritti alla Coppa Italia, aveva scherzato su Facebook: «Credo che si faranno le dirette anche solo per entrare al palazzetto». Federico Bollati, però, è uno che non si lascia spaventare facilmente. A 37 anni ne ha viste (e vinte) tante, ha fatto i campionati italiani di terza e quarta categoria come la Coppa del Mondo, e tenendo sempre la scherma come un serissimo dopolavoro, si è tolto soddisfazioni da professionista. «Non ho nessun rimpianto», racconta a Pianeta Scherma dopo aver vinto la Coppa Italia, mentre brinda in palestra con gli amici del Piccolo Teatro di Milano, prima di ricominciare a sudare la divisa in vista degli Assoluti di Torino. Lui che li ha già vinti, in passato, battendo avversari più quotati.

Come si fa a vincere una gara massacrante con oltre 400 iscritti?
Eheh… fino a venerdì scorso non avrei saputo cosa risponderti! A gara finita mi sento di dirti che devono “andare dritte” un po’ di cose: alzarmi la mattina con il “piede giusto”, cioè riposato, avere una condizione fisica in grado di farmi arrivare fino a fine giornata, gestire bene le energie mentali e poi, diciamolo… anche un pizzico di fortuna non guasta!

Come ti sentivi al termine della gara?
Forse sono un po’ banale, ma ero davvero felicissimo e… stanchissimo! Sin da ragazzino, quando partecipavo ai Campionati Italiani di 3° e 4° Categoria, sognavo di vincere una gara così lunga e logorante sia fisicamente che mentalmente come questa, e ho sempre ammirato i colleghi che erano riusciti a vincere gare del genere dopo un’intera giornata in pedana. È bellissima la sensazione di appagamento che si prova a pensare: «Ehi, sono arrivato fino in fondo! Ci sono riuscito!».
Voglio cogliere l’occasione per condividere questo successo con i miei compagni di squadra del Piccolo Teatro di Milano e i miei amici che mi hanno sostenuto e hanno sofferto con me in tutti gli incontri di eliminazione diretta. Grazie!

Adesso andrai agli Assoluti, che hai fatto tante volte e già vinto in passato. Ci credi?
Eheh… credo che darò tutto il possibile per fare una bella gara, nella consapevolezza che a Torino saranno presenti spadisti di caratura internazionale e con palmarès davvero eccezionali. Sicuramente venderò cara la pelle!

La maggior parte dei top fencer italiani tirano per i gruppi armati o la polizia. Il che significa che lo fanno di lavoro e hanno tanto tempo per allenarsi. Tu no, ti alleni la sera, dopo aver lavorato. Come fai a restare su questi livelli?
Penso che, laddove non arrivano le gambe, arrivi la passione sincera che nutro per questo sport. È vero: riesco ad allenarmi solo di sera e a volte solo nei ritagli di tempo tra una trasferta e l’altra. Ma quando posso vado in sala al Piccolo Teatro e faccio lezione con il mio Maestro, Adolfo Fantoni, e tiro con i miei compagni. Non mi pesa allenarmi, anzi mi diverto! Adoro l’atmosfera della palestra e le risate con i compagni durante le trasferte. La scherma per me è una passione, e questo mi rende tutto più “facile” e naturale.

Come mai hai fatto questa scelta di vita?
Ho sempre considerato la scherma come un divertimento, praticato con serietà, ma pur sempre un divertimento. Legare il mio futuro al fatto di riuscire o no a portare con successo una stoccata non era una prospettiva che mi allettasse particolarmente.

Ti sei mai pentito? Hai rimpianti? Ti capita di guardarti indietro e pensare che avresti potuto avere una carriera diversa, con più gare di Coppa del Mondo, qualche Mondiale e, magari, un’Olimpiade?
Guardandomi indietro rifarei esattamente tutte le scelte che ho fatto negli anni passati, senza alcun rimpianto. Quando ne ho avuta la possibilità, con tenacia e impegno, sono riuscito a togliermi tante soddisfazioni e la gioia per i traguardi raggiunti è e sarà sempre viva dentro di me.
Quanto ai Mondiali e all’Olimpiade, non ho nulla da rimproverarmi, perché a suo tempo ci ho sempre provato con tutte le mie forze. Evidentemente non sono state sufficienti.

Poco fa hai vinto anche il campionato italiano a squadre di B1. Ti ha reso più felice quel successo o la vittoria di Ancona?
Indubbiamente la vittoria di Ancona ha un valore speciale per il contesto in cui è maturata, ma le gare a squadre per me hanno sempre un sapore particolare e sono molto contento perché quest’anno , con il Piccolo Teatro Milano, abbiamo ottenuto la promozione in serie A2.
In gara a squadre si condividono le sofferenze, la tensione e la fatica, e alla fine se si ottiene un bel risultato la gioia è moltiplicata per 4. E poi la vittoria a squadre è sempre un ottimo motivo per fare baldoria tutti insieme.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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