Baku, tris di medaglie a squadre

Oro per gli sciabolatori, al termine di una finale pazzesca contro la Romania. Bronzo nelle gare di fioretto e spada. Prova monstre di Alberta Santuccio contro la Russia. Vittoria d’autorità sulla Polonia per le fiorettiste.

 

Se Erasmo da Rotterdam fosse stato presente oggi a Baku, avrebbe fatto di Max Murolo il socio onorario del suo circolo di adepti della follia. Perché se non si è sanamente folli, è dura estrarre dal cilindro una magia come quella messa in pedana dall’azzurro sull’ultima stoccata della finalissima di sciabola maschile a squadre contro la Romania, con una parata/risposta in salto da cappottamento sul divano, per il 45-44 che regala all’italscherma la terza medaglia d’oro di questi European Games.

Una finale palpitante e combattuta stoccata su stoccata, un’altalena di emozioni in cui nessuna delle due nazioni contendenti è riuscita a piazzare nemmeno un tentativo di fuga degno di tale nome. Da una parte l’Italia con la formazione B (Luigi Miracco, Massimiliano Murolo, Alberto Pellegrini, Giovanni Repetti), dall’altra la Romania in formazione tipo, con lo spauracchio Tiberiu Dolniceanu nel suo classico ruolo di capoformazione. Ne esce un match ricco di colpi di scena, duro, a tratti molto nervoso complici anche parecchie titubanze dell’arbitro che ci mette del suo per scontentare l’una e l’altra banda. La soluzione all’ultima stoccata, quindi, è la conclusione più giusta e logica. E la geniale soluzione inventata da Murolo è quella che a noi italiani piace di più.

Lotteria della stoccata numero 89 risolutiva anche per la finale 3/4 posto, quella che premia la Germania sulla Russia regalando ai Campioni del Mondo in carica (anche loro in versione totalmente rimaneggiata con Richard Hübers, Björn Hübner, Maximilian Kindler, Robin Schrödter) la medaglia di bronzo.

Bronzo che è anche il colore delle altre due medaglie azzurre di giornata: a firmarla sono le fiorettiste e le spadiste. Le prime (Chiara Cini, Valentina Cipriani, Carolina Erba, Alice Volpi) hanno rimediato alla sconfitta patita in semifinale per mano delle francesi, prendendosi con grande autorità il terzo posto al termine di un assalto, quello contro la Polonia, che ha avuto pochissima storia se non l’inedita situazione che ha visto Carolina Erba dover affrontare due volte l’assalto di apertura. Merito – se cosi vogliamo dire – dell’organizzazione che ha stampato l’ordine di gara sbagliato…

Di storia, e che storia, ne ha avuta eccome l’Italia – Russia che ha messo in palio il bronzo nella spada femminile: un match che per due terzi ha visto le russe (Tatyana Andryushina, Olga Kochneva, Anna Sivkova, Vera Zvereva) condurre saldamente le danze, ma che le ragazze italiane (Camilla Batini, Brenda Briasco, Alberta Santuccio, con Giulia Rizzi costretta in panchina causa infortunio muscolare rimediato nella semifinale contro l’Estonia) hanno saputo realizzare nelle tre decisive manche, quando il +5 Russia poteva suonare come condanna. Brenda Briasco rosicchia una stoccata alla Kochneva, Camilla Batini la imita contro la Zvereva, Alberta Santuccio fa il capolavoro finale, recuperando in un batter d’occhio le tre stoccate di gap all’esperta Anna Sivkova, che va in tilt e viene annichilita con un pesante 13-6 da Alberta, la donne delle rimonte.

Per la cronaca, le due gare sono state vinte dalla Russia (Yana Alborova, Anastasia Ivanova, Diana Yakovleva, Adelina Zagidullina), che ha passeggiato 48 -18 sulla Francia, e dalla Romania, con Ana Maria Branza che bissa l’oro individuale. A contendere l’oro alle romene (Ana Maria Branza, Simona Gherman, Simona Pop, Amalia Tataran)  ci è arrivata, come da pronostico, l’Estonia (anch’essa in formazione tipo con Julia Beljajeva, Irina Embrich, Erika Kirpu, Katrina Lehis), poi piegata 31-25 al termine di un match molto tattico, che ha avuto il suo momento decisivo solo nell’ottava frazione complice il parzialone della Pop sulla Kirpu.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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