Marco Fichera: «A Baku è andata così…»

Lo spadista azzurro ci racconta la sua verità sugli ultimi minuti dell’assalto contro la Svizzera ai Giochi Europei

 

Baku, primi Giochi olimpici europei. L’Italia della spada maschile si gioca la medaglia di bronzo contro la Svizzera. Stoccata su stoccata. Sul 38-38, a 18 secondi dal termine del match, Marco Fichera e Michele Niggeler optano per la passività. L’arbitro li ferma e setta il cronometro per il minuto supplementare. La priorità e svizzera, e il primo a toccare e Niggeler. Fichera stringe la mano, l’arbitro assegna la vittoria agli elvetici, ma non è finita. Il regolamento è chiaro: se l’assalto viene interrotto per passività prima della sua conclusione naturale, il minuto supplementare si deve tirare tutto. Non esiste mort subite. Qualcuno lo fa notare, l’Italia protesta, si torna in pedana sul 39-38 per la Svizzera, lo spadista azzurro piazza un 6-1 di parziale ed è bronzo. Poi le polemiche.
Si è parlato a lungo di quel minuto, di quella stoccata, di quella stretta di mano. Marco Fichera era in pedana, ed è uno dei pochi a poter dire come è andata. Gliel’abbiamo chiesto.

Marco, si è tanto parlato di quanto successo nella finale per il bronzo dei Giochi di Baku.
Sì, e voglio raccontare come sono andate le cose, perché troppe persone hanno dato la loro versione ma senza che nessuna fosse presente e senza che nessuna sapesse realmente cosa è successo.

Allora racconta.
Purtroppo tutto parte da un errore dell’arbitro, a cui è seguito un solo mio errore, e cioè quello di non informarmi con il direttore di gara e chiedere cosa fosse stato stabilito. I
o, come tutti in quel palazzetto tranne l’arbitro di video, avevo capito si dovesse tirare una sola stoccata. Quando Michele mi ha toccato ho pensato di aver perso e sono andato ad abbracciarlo e a stringere le mani ad avversari e arbitri, ed è qui che è successo tutto.

Cosa?
L’arbitro di video mi ha fermato e mi ha detto che bisognava tirare tutto il minuto. Io sono rimasto perplesso, nel frattempo è stata presa la decisione di protestare perché il regolamento dice che in quel caso si deve tirare fino alla fine del minuto. Io ho seguito delle indicazioni arrivatemi, la delegazione italiana ha provato a fare ricorso ma non ce n’è stato bisogno perché già gli arbitri avevano autonomamente capito l’errore e si erano riuniti per decidere della questione.

Alla fine vi hanno rimessi in pedana.
Dopo 20 minuti si è arrivati alla decisione e si è ricominciato a tirare. La situazione è stata resa paradossale da un errore arbitrale e, purtroppo, di fronte a me vi era un amico, prima che schermidore, ed è questo che più di tutto fa male: sapere di aver ferito un amico anche se incoscientemente e inconsapevolmente.

Di certo non ci si aspetta un errore tecnico del genere da un arbitro designato per una finale importante.
Purtroppo gli errori avvengono e se anche non è normale che a compierli sia un arbitro in una finale per un bronzo purtroppo siamo tutti umani e sbagliamo. Ovviamente ripeto l’idea del ricorso non è stata mia perché essendo un atleta non mi competono determinate decisioni. Purtroppo dalla Svizzera hanno preso per buoni dei fermi immagini che sembravano attestare la mia polemica post/sconfitta senza però sforzarsi di capire cosa realmente sia successo.

Coi ragazzi svizzeri come vi siete lasciati?
Con i ragazzi svizzeri ci sono state un po’ di polemiche, anche eccessive dal mio punto di vista. Si è esagerato nei toni e questo mi è dispiaciuto soprattutto perché, ripeto, nessuno si è sforzato, prima di sentenziare, di capire realmente come stavano le cose. Io comunque tengo a chiarire solo con Michele perché con lui, mio compagno di sala e amico, non voglio avere nessuna ripercussione per eventi nei quali entrambi entriamo poco. Gli altri se ne faranno una ragione e capiranno se sono intelligenti, in caso contrario faranno ciò che pensano.

Che sapore ti lascia questa vicenda?
Mi dispiace si sia un po’ oscurata comunque la nostra medaglia a causa di un evento esterno. I ragazzi erano dispiaciuti quanto me e anche loro si sono potuti godere questa medaglia un quinto di quello che avremmo dovuto e potuto. Ripeto, c’è la tendenza a essere tutti giudici senza nemmeno sapere di cosa si parla, molte volte invece servirebbe e sarebbe buon costume informarsi e poi farsi un’idea.

Ora testa al futuro?
Sì, con questa intervista voglio chiudere con il discorso Baku perché abbiamo da concentraci per un evento che definirei determinante per il prossimo futuro. Nulla e nessuno può distogliere la mia/nostra attenzione da questo evento. Vogliamo essere felici, chiediamo solo questo a noi stessi: la felicità.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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