Mosca, un medagliere a 15 posti

Quindici paesi con almeno una medaglia. E tutti i continenti sulla mappa. All’insegna della globalizzazione.

 

15 paesi, 4 continenti, 42 medaglie. Numeri dell’ultimo Mondiale di Mosca, numeri che delineano il medagliere finale della rassegna iridata pre-olimpica. In cima spiccano i padroni di casa della Russia, che portano via dalle pedane dell’Olimpisky 9 medaglie. Dietro, le solite note: l’Italia, che fa pari e patta quanto a ori ma perde il confronto sul terreno del numero complessivo, gli Stati Uniti – pur mancando l’oro – e le altre storiche scuole europee. Ma anche tanta Asia con Cina Corea e Giappone e l’Africa, che per il secondo anno di fila entra nella mappa dei paesi medagliati grazie a una ragazza figlia della Tunisia: l’anno scorso fu Ines Boubakri, degna invitata al party tutto italiano del fioretto femminile, quest’anno l’onore è toccato a Sarra Besbes, terza nella giornata di gloria bis di Rossella Fiamingo.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla vecchia Europa: detto in altra sede dell’ottimo risultato ottenuto dalla Russia padrona di casa e del deludente Mondiale francese, vediamo come se la sono cavata le altre attese protagoniste della kermesse. L’Ucraina, “tradita” nella prova di sciabola individuale femminile da Olga Kharlan, finita addirittura fuori dalle 8, ha trovato nella spada a squadre la sua miniera di medaglie, grazie alla vittoria della squadra maschile e al terzo posto di quella femminile. A completare il medagliere ci ha pensato il parziale riscatto della stessa Kharlan, maiuscola nella prova a squadre la cui corsa si è interrotta solo in finale al cospetto della Russia. Nessun titolo anche per la Romania, che si deve accontentare del bronzo di Tiberiu Dolniceanu e dell’argento delle spadiste nella prova a squadre. Delude Ana Maria Branza, uscita quasi subito di scena nella prova individuale e incapace di dare la marcia in più nella finale a squadre. Dalla Romania alla vicina Ungheria: con l’oro iridato rivelatosi ancora una volta tabù per Aron Szilagyi e Emese Szasz, a tenere alta la bandiera magiara ci han pensato il “vecchietto” Geza Imre e il volto nuovo Anna Marton. Quarantuno anni il primo, campione del Mondo nella spada maschile, ventuno la Marton, medaglia di bronzo individuale nella sciabola femminile e un futuro che sembra sorriderle. La Germania ringrazia la sciabola maschile, disciplina che le porta in dote due bronzi con Max Hartung nell’individuale e nella prova a squadre, mentre la Svizzera non manca l’occasione di fare medaglia nella prova a squadre di spada maschile. C’è infine il vento scandinavo, che ha soffiato sulla spada tanto al femminile quanto al maschile. Con Emma Samuelsson (Svezia), perfetta fino a quando non è finita nelle fauci di Rossella Fiamingo; e con Patrick Jorgensen (Danimarca), autentica sorpresa della gara maschile, chiusa al terzo posto dopo aver privato Andrea Santarelli della gioia di una medaglia da esordiente.

Nessun titolo ma record assoluto di medaglie per gli Stati Uniti a un Mondiale: i cinque metalli entrati nel bottino della delegazione Usa permettono di battere il precedente primato, datato 2006, quando arrivò la tripletta nella sciabola donne (Rebecca Ward su Mariel Zagunis e Sada Jacobson) e l’argento nella prova a squadre, sempre di sciabola donne. Due argenti e tre bronzi il bottino finale, a cui si deve aggiungere la vittoria della Coppa del Mondo di fioretto maschile grazie a Race Imboden. E proprio nella gara individuale di fioretto sono arrivati l’argento di Alexander Massialas (classe 1994 e un grande futuro davanti a sè) e il bronzo di Gerek Meinhardt. Nzingha Prescod si è presa un bel bronzo nel fioretto donne dopo aver battuto niente meno che Elisa Di Francisca, favorita si da un cartellino rosso comminato alla jesina sul 14-14, ma brava a rimontare l’oro di Londra dal 12-14. Dalla sciabola le altre due medaglie: Daryl Homer ha ceduto solo ad Alexei Yakimenko, Mariel Zagunis rimane il faro guida al femminile, malgrado una campagna iridata che le ha portato in dote solo il bronzo a squadre. Crescita di tutto il movimento e numeri impressionanti a livello di praticanti e, di conseguenza. di potenziali nuovi talenti: a Rio attenzione agli americani, capaci come pochi di centrare obiettivi importanti una volta che questi vengono messi nel mirino.

Chiudiamo il nostro viaggio con il continente asiatico: l’oro di Yuki Ota nella prova individuale di fioretto maschile è stata una delle storie più emozionanti dell’intero Mondiale. Una scherma frizzante e spettacolare per coronare, a trent’anni, il sogno di una carriera e salire sul tetto del Mondo, portando per la prima volta il Giappone sulla mappa dei paesi che hanno regalato alla scherma almeno un campione del Mondo. La Corea puntava molto sulla sciabola, ma alla fine ringrazia gli spadisti che portano in dote l’argento a squadre e il bronzo individuale di Jung Seung Hwa. A medaglia anche l’altro colosso asiatico, ovvero la Cina: l’oro conquistato nella prova a squadre di spada femminile, al termine di una gara capolavoro coronata nella vittoria sulla Romania in finale, è il brillante splendente di una spedizione che torna dalla Russia anche con i bronzi di Anqi Xu (spada femminile), Chen Shen (sciabola femminile) e dei fiorettisti nella prova a squadre.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

 
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