Britta, il ruggito della fuoriclasse

La Heidemann esce da un periodo buio e torna in corsa per un posto a Rio 2016. La batte solo Navarria.

 

La differenza fra un ottimo sporitvo e un fuoriclasse la si vede tutta nel momento più delicato. E la lezione che ieri ha dato Britta Heidemann sulle pedane di Doha ne certifica l’essere fuoriclasse come poche al Mondo. Parlano per lei i titoli in bacheca, all’interno della quale figurano gli ori in tutte le massime competizioni internazionali, dagli Europei alle olimpiadi passando per i Mondiali. Serviva una grande prova per non vedersi definitivamente spalancare sotto i piedi il baratro dell’esclusione olimpica e grande prova è stata.

Il suo faccione sorridente nel consueto selfie sul podio vale molto piú di mille parole per illustrate lo stato d’animo della tedesca al termine della prova femminile del Grand Prix di Doha. Perché il podio maturato ieri nella giornata in cui gli dei della scherma avevano deciso di mettere nero su bianco il lieto fine dell’allieva che vince nel nome del Maestro da poco scomparso, è una vera e propria boccata d’ossigeno per la trentatreenne tedesca. Innanzitutto è l’uscita da un tunnel lungo quasi un annoi: l’ultimo podio a febbraio a Buenos Aires, poi con l’inizio della corsa a Rio una serie di risultati poco brillanti, senza mai centrare una finale a otto ma anzi spesso uscendo nelle primissime fasi di gara. In Coppa del Mondo ma anche ad Europei e soprattutto Mondiali. Un filotto negativo che l’aveva relegata fuori dal discorso olimpico, strada complicata anche dalla poca competitività del quartetto nelle gare a squadre.

Se si analizza poi il percorso di gara della tedesca, ecco la seconda certificazione di quanto detto in apertura di articolo: tantissime vittorie sul filo di lana, alla priorità, battendo in questo modo anche Ana Maria Popescu in un una finale che i giochi del ranking hanno mascherato da tabellone delle 32. E poi le sfide con le asiatiche Choi e Kong, la lotteria della ventinovesima stoccata contro la Zvereva in semifinale. Tutte indirizzate nel verso giusto nel momento più delicato, quando il minimo errore può costare caro, quando l’istinto della fuoriclasse emerge prepotente per piazzare la zampata decisiva.

La spada femminile ritrova quindi una sua protagonista e sembra scongiurare il pericolo di vedere la prova a Cinque Cerchi orfana di una protagonista di tal spessore. Restano ancora tre gare per poter certificare il pass, ripartendo anche dalla ritrovata top 16, che le toglie un giorno di fatiche e tante insidie di percorso. Ora che il gioco si è fatto duo, le dure han cominciato a giocare.

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Fotografia di Augusto Bizzi/Fie 

 

 
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