Il rovescio della spada

Situazione ribaltata in un anno. I ragazzi vanno a Rio, le ragazze ora rischiano. Ma i giochi sono ancora aperti.

 

Un anno fa, sembrava tutto fatto. La spada femminile lanciatissima verso Rio, sebbene i punti decisivi per la qualificazione dovessero ancora assegnati. Quella maschile in crisi nera, dentro un tunnel la cui uscita era difficile vedere.
Si era partiti per i Mondiali di Mosca 2016 così: con le ragazze fresche di bronzo europeo, e i ragazzi reduci da un 11esimo posto che complicava ulteriormente il percorso olimpico.

Ora tutto è cambiato, tutto è diverso. Enrico Garozzo, Paolo Pizzo, Andrea Santarelli e Marco Fichera hanno prenotato il biglietto per il Brasile con una gara d’anticipo. Bianca Del Carretto, Rossella Fiamingo, Mara Navarria e Francesca Boscarelli saranno costrette a dare il tutto per tutto a Buenos Aires, e sperare che altri pezzi del puzzle vadano al loro posto.

Tutto si è ribaltato. La squadra maschile si è compattata intorno a un quartetto che funziona a livello caratteriale e tecnico. Il team Sicilia ha trovato il suo quarto tassello ideale in Santarelli, uno spadista con caratteristiche peculiari che permette interessanti variazioni sul tema tattico, una soluzione in più quando c’è bisogno di infilare stoccate. Ma la chiave è stata soprattutto lo spostamento in chiusura di Marco Fichera, uno che a squadre rende il triplo, e che se responsabilizzato diventa ancora più decisivo e letale. Guardate la gara a squadre di Heidenheim, vinta dagli Azzurri dopo i successi contro Ucraina e Francia, due bestie nere che appena un anno fa – quando il problema era battere la Repubblica Ceca – sembravano indomabili. Fichera è stato leader e trascinatore, soprattutto nella semifinale contro gli ucraini, chiusa con un coefficiente stoccate personale di +11. Una roba da Kharlan o da Branza di qualche anno fa.

Ma il percorso cominciato a Mosca con la vittoria nei 16 sui cechi, e quella ai quarti di finale contro la Francia, è frutto del lavoro di tutti i componenti della squadra. Un quarto, un terzo, un secondo e un primo posto, una progressione irresistibile, un passo alla volta, sempre più in alto. In pochi avevano dubbi sulle qualità tecniche del gruppo, che merita di stare dove è ora, nel plotone di testa, e di ambire all’oro olimpico.

Alle ragazze è successo il contrario: i guai sono cominciati a Mosca, con un deludente settimo posto. A Legnano la prima (e unica) volta fuori dalle otto negli ultimi due anni, poi l’ottavo posto di Nanchino e il sesto di Barcellona. Passaggi a vuoto che hanno convinto il ct Sandro Cuomo a cambiare, togliendo pressione a Rossella Fiamingo e affidando le chiusure a Mara Navarria (peraltro reduce da due vittorie consecutive a livello individuale). E che ora vedono l’Italia in affanno, a inseguire una qualificazione che in pochi avrebbero osato mettere in dubbio.

Buenos Aires è vicina a Rio. Così vicina che inevitabilmente, il 14 febbraio, si respirerà un po’ di atmosfera olimpica. Per prendersi il pass potrebbe bastare fare 7 punti in più dell’Ucraina e sperare che l’Estonia resti nelle prime quattro del ranking. Oppure si può tagliare la testa al toro con una prestazione di classe e prepotenza, un podio o – perché no- una vittoria. Questa squadra sa come si fa, non può averlo dimenticato.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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