Focus giovani – Serena Rossini

Nata ad Ancona, si allena a Jesi sotto la guida di Giovanna Trillini. All’ultimo anno fra le cadette, Serena Rossini già stupisce anche fra le Under 20. È lei la protagonista della seconda puntata di focus giovani.

 

Gennaio è finito (ormai da un po’) e noi siamo pronti per presentarvi il secondo giovane talento della scherma azzurra. Dalla sciabola passiamo al fioretto e facciamo largo alle donne. Questo mese, infatti, abbiamo intervistato Serena Rossini.

Nata ad Ancona nel 1999, Serena ha da poco cambiato società, passando dal Club Scherma Ancona al Club Scherma Jesi. Con il cambio di palestra, ovviamente, è arrivato anche quello di allenatore, e adesso a seguire questa giovane atleta è una grande campionessa del nostro sport: Giovanna Trillini. Nell’ultima stagione la Rossini è stata artefice di diverse prove eccellenti, salendo più volte sul podio. Ha vinto la medaglia di bronzo alla prima Prova cadetti, l’oro alla prima Prova giovani, e, soprattutto, ha centrato due podi in Coppa del Mondo U20: argento a Lione e oro a Moedling. Questi suoi risultati hanno ancora più valore se si pensa che è solo all’ultimo anno fra le cadette e che, quindi, i margini di miglioramento sono amplissimi.

La medaglia d'argento ai mondiali dello scorso anno.

La medaglia d’argento ai mondiali dello scorso anno.

A settembre hai cambiato società. Come è stato questo particolare inizio di stagione?

Non semplice. Il passaggio da Ancona a Jesi ha portato tante novità nel mio mondo schermistico. Innanzitutto ho iniziato a fare lezione con la maestra Giovanna Trillini e poi ho cambiato compagni di allenamento. Adesso ho la possibilità di tirare con campionesse come Elisa Di Francisca, Valentina Vezzali e Alice Volpi, e questo sicuramente mi permette e mi permetterà di crescere molto. A parte questi cambiamenti radicali, devo ammettere che non ho preparato in maniera particolare questa stagione; mi sono affidata alla mia nuova maestra e alla preparatrice Annalisa Coltorti, e ho continuato a lavorare sodo e con serenità come ho sempre fatto, i risultati, poi, sono arrivati da soli.

Ancona-Jesi tutti i giorni. Si può dire che fai la pendolare per sport.

Non è semplicissimo ma è fattibile. Essendo iscritta allo scientifico posso dire di farmi un bel mazzo, ma per adesso riesco a incastrare tutto. Certo, non studio tanto, mai più di due ore al giorno, ma a scuola me la cavo, quindi non mi lamento troppo.

Quest’anno, da U17, hai brillato anche tra le U20. Speri in una convocazione a Europei e Mondiali in questa categoria?

All’ultima gara di Coppa del Mondo, che si terrà a Belgrado, il CT mi ha messo in squadra con le U20. Toccando ferro posso dire che questa convocazione mi fa ben sperare, anche perché la gara è solo due settimane prima degli Europei, però ovviamente non ho nessuna certezza. Finché non arriva la convocazione tutto può succedere, io posso solo dare il massimo e sperare che le cose vadano nel verso giusto.

Sei giovanissima ma piena di impegni. Com’è la tua giornata tipo?

Innanzitutto suona la sveglia, sicuramente troppo presto, poi vado a scuola, pranzo, studio e “volo” ad allenamento. La mia giornata tipo è questa, ripetuta all’infinito. Non ci sono molte varianti. Ogni tanto (spesso) sono via per le gare e appena ho un attimo libero mi prendo un po’ di tempo per me e cerco di avere una vita sociale. Di certo la mia è una vita molto frenetica.

E la tua giornata ideale?

Sicuramente la mia giornata ideale sarebbe priva di compiti e studio pomeridiano. La scuola, purtroppo, non posso abolirla, anche perché mi rendo conto che è un qualcosa di estremamente importante, quindi mi tocca andarci, ma farei volentieri a meno di quelle ore di studio incastrate a fatica tra il pranzo e l’allenamento. Preferirei di gran lunga riposarmi e cercare di rilassarmi un po’. Spesso vorrei che la giornata fosse un po’ più lunga: avere qualche ora in più a disposizione non guasterebbe.

Hai già pensato cosa fare una volta finita questa “terribile scuola”? 

Mi piacerebbe fare o Fisioterapia o Medicina, ma c’è ancora tanto tempo. Di certo, anche se con la scherma dovesse andarmi bene (tocchiamo ferro), continuerei a studiare. Non si può fare le atlete a vita ed è importante avere delle valide alternative.

Serena e la vittoria alla Prima Prova Giovani di Salsomaggiore.

Serena e la vittoria alla Prima Prova Giovani di Salsomaggiore.

Tornando alla scherma. Qual è la gara che, per te, è stata più importante quest’anno?

La svolta c’è stata alla Prima Prova Giovani. Durante quella gara ho iniziato a credere sempre di più in me stessa e ad avere sempre più fiducia nelle mie capacità. Ho battuto avversarie molto forti, come la Cipressa, la Tangherlini e soprattutto la Rivano. Quest’ultimo match è stato particolarmente importante perché con Camilla avevo perso poco tempo prima a Bochum, in Coppa, e riuscire a vincere mi ha dimostrato che nessuna avversaria è imbattibile. Poi c’è stata la gara di Lione, in cui ho fatto seconda, che è stata una conferma del mio valore e di quanto di buono avevo fatto vedere in pedana ai giovani. E infine arriva Moedling, che è la gara che forse mi ha reso più felice. Non è che fosse più difficile delle altre, il livello è sempre alto, ma ciò che ha fatto la differenza è stato battere la Ebert. Lo scorso anno ho perso con lei la finale dei mondiali, per una sola stoccata, e temevo, visto che lei sta facendo tutte le gare di Coppa del Mondo con le assolute, di essere rimasta indietro, di non avere accumulato la stessa esperienza. Per fortuna non è stato così, e ancora una volta ho avuto modo di crescere. Ecco, si può dire che tutto sia cominciato con i Giovani, e che poi io sia cresciuta gara dopo gara.

Obiettivi per le gare a venire?

Tra le cadette sicuramente voglio fare meglio dell’anno scorso, soprattutto agli Europei. Il mio obiettivo è quello di vincere, sempre. Non ha senso accontentarsi, anche perché si rischia di adagiarsi sugli allori e di considerare buoni risultati che in realtà non lo sono. Io poi ho un carattere particolare: dipende tutto da come mi sveglio la mattina. Proprio perché so di essere così chiedo tanto a me stessa, sempre conscia, però, che non tutte le gare sono uguali e tanto meno le avversarie.

In questo tuo percorso di crescita chi sono le persone che senti esserti più vicine?

Per quanto riguarda la scherma, la mia maestra, e poi ovviamente i miei genitori. Sono tre figure davvero importanti per me in questo momento. Loro tre e il mio fidanzato, schermitore anche lui.

Oltre alla scherma segui anche qualche altro sport?

Tutti! Mi piacciono praticamente tutti gli sport, ma quello che preferisco, scherma a parte, è il calcio. Da piccola avrei voluto giocare ma mio papà non era d’accordo, soprattutto perché all’epoca, qui ad Ancona, non c’erano squadre di sole bambine. Ecco perché ho iniziato scherma, e la cosa buffa è che, soprattutto da piccina, ogni volta che avevo una crisi e pensavo, anche solo per un attimo, di mollare scherma, incolpavo mio padre del fatto che non mi avesse lasciato fare calcio. Fortunatamente adesso di dubbi non ne ho più, ma mi diverto comunque a palleggiare e non sono neanche tanto male! E, ovviamente, tifo Juventus e faccio disperare mio padre che è un milanista DOC.

Se potessi mangiarlo all’infinito… Qual è il piatto del quale non ti sazi mai?

Quando sto lontano da casa per diversi giorni inizio a sentire la mancanza dei tortellini con la panna e, soprattutto, delle crêpes alla Nutella. Se dovessi scegliere uno di questi due piatti opterei senza dubbio per il secondo.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

 

 
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