Ungheria da favola, vittoria e Giochi Olimpici

A Vancouver gli ungheresi battono il Kazakistan e vincono la prova a squadre di spada maschile. Terzo posto per l’Ungheria. Quinto posto per l’Italia, che batte nuovamente la Francia.

 

All in one. L’Ungheria dei vecchietti terribili batte il Kazakistan nella finale della prova a squadre di spada maschile a Vancouver e si regala un viaggio ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Terzo posto per l’Ucraina, quinti gli azzurri, che però si regalano la seconda vittoria di fila sui maestri francesi e un’ulteriore iniezione di fiducia in vista delle sfide a Cinque Cerchi.

Con buona parte dei piazzamenti per Rio decisi già alla vigilia, a Vancouver si profilano due gare nelle gara: da una parte quella per la vittoria di tappa, dall’altra quella per l’ultimo posto vacante, quello Africano. All’Ungheria il merito di aver cucito il filo rosso e di essersi preso il bottino pieno a coronamento di una giornata pressoché perfetta: perchè l’Egitto – fuori dalla top 16 ma a pochi punti da essa – esce subito di scena per mano del Giappone, mentre i diretti rivali della Germania finivano impigliati nella rete dell’Ucraina ai quarti di finale. Al resto ci ha pensato il capolavoro ai quarti contro la Francia, regolata all’ultima stoccata nei quarti di finale, trampolino di lancio verso le pennellate finali contro Estonia in semifinale e nell’atto finale contro il sorprendente Kazakistan, arrivato a poco da un impresa storica.

Ma la scena è tutta per quattro vecchie volpi della pedana che nel momento decisivo han fatto valere tutta la loro classe ed esperienza: Gabor Boczko, Geza Imre, Andras Redli e Peter Somfai (il più giovane, con i suoi 33 anni) scrivono l’ennesima pagina gloriosa della loro ricca carriera e si regalano una meritata qualificazione alle Olimpiadi, dove di certo non hanno l’intenzione di andare per fare i turisti. Sul gradino più basso del podio ci salgono invece i Campioni del Mondo dell’Ucraina, che nella finalina per il bronzo battono l’Estonia di Nikolay Novosjolov.

Sono proprio gli estoni ad alzare la paletta rossa in faccia agli azzurri ai quarti di finale. Marco Fichera, Enrico Garozzo – fresco di prima vittoria in Coppa del Mondo – Paolo Pizzo e Andrea Santarelli erano alla ricerca di continuità di risultati dopo l’entusiasmante escalation di risultati culminata con la vittoria di Heidenheim: ne è uscito un quinto posto che, se in apparenza può apparire un passo indietro, in realtà ad un’analisi più approfondita si rivela ricco di aspetti positivi. Su tutti, la seconda vittoria di fila ottenuta contro la Francia. Certo, in palio c’era l’accesso ai tabelloni per il quinto posto – poi certificato dalla vittoria per 45-39 sulla Germania – ma battere la corazzata transalpina da sempre quell’iniezione di fiducia necessaria per arrivare poi preparati nel giorno dei giorni.

Finisce 45-42 per gli azzurri, sempre in controllo del match poi chiuso da un Marco Fichera che in questo ruolo sembra essersi ormai calato alla perfezione. L’ultima frazione contro Borel assume tutti i connotati di un assalto di sciabola, con ben 38 stoccate (parziale di 21 -17 Borel) che però non modifica gli equilibri del match, già incanalato in favore degli azzurri che si sono presentati ai blocchi dell’ultima parte di incontro con un vantaggio di sette stoccate. Senza problemi, poi, il successivo match contro la Germania, con i tedeschi che abbozzano la fuga ma vengono immediatamente ripresi e superati fino al 45-39 finale.

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Fotografia di Serge Timacheff for Fie/Facebook

 

 
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