Italia – Russia, questa volta vincono loro

Due argenti per sciabolatrici e fiorettisti, battuti dalla Russia. Quinto posto finale per gli spadisti. Vince l’Ungheria.

 

Due nuovi, avvincenti, capitoli di una rivalità storica, che prescinde da arma e categoria. Italia e Russia si trovano ancora una volta l’una di fronte all’altra per giocarsi i titoli Europei di sciabola femminile e fioretto maschile. Questa volta il tabellino recita 2-0 Russia, ma per la nazionale azzurra arrivano comunque la medaglia numero sette e otto della spedizione Under 20, la diciottesima complessiva contando le 10 vinte dai Cadetti. Che significa, record dell’anno scorso eguagliato. Di motivi per sorridere, quindi, in casa Italia ce ne sono eccome, anche se non manca il rammarico per il quinto posto degli spadisti. Ne parleremo.

L’argento di Rebecca Gargano e il piazzamento di tutte le altre tre ragazze (Lucia Lucarini, Michela Battiston e Flaminia Prearo) nella finale a otto. Ripartiva da qui il quartetto di sciabola femminile, con l’obiettivo nemmeno troppo celato di fare il colpo grosso. Bella la prova delle azzurre, che dopo un assalto relativamente facile contro la Polonia ai quarti di finale, ha subito dovuto affrontare la Francia: in cattedra ci sale Lucia Lucarini, che a parte il 5-6 contro la Queroli, dà la paga a Brunet (perentorio 6-1 di parziale) e Gimalac, scavando il piccolo solco che lancia Michela Battiston con una vantaggio di +4 sulla Brunet, ultima frazionista francese. Che, dal canto suo, si dimostra gran campionessa e in men che non si dica rimonta l’azzurra, fino al 44-44. Sull’ultima stoccata è la friulana a trovare il guizzo vincente e mandare in finale le azzurre, mentre per le bluettes c’è una medaglia di bronzo da giocarsi (con successo) contro l’Ungheria.

La finale contro le russe (che han faticato non poco per avere ragione all’ultima stoccata di una coriacea Ungheria) inizia sul filo dell’equilibrio. Le due squadre (Anna Bashta, Olga Nikitina, Sofia Pozdniakova, Svetlana Shevelva il quartetto russo) rispondo colpo su colpo per le prime due frazioni, poi il punto di rottura, complice anche un lungo passaggio a vuoto delle azzurre, che tre assalti dopo si trovano sotto di -11. Da lì sono le russe a prendere in mano la situazione, e a parte un tentativo di Michela Battiston (9-5 alal Pozdniakova), non hanno problemi a condurre in porto la vittoria, certificata da un troppo severo 45-26.

Si concretizza invece in rimonta la medaglia d’oro russa nel fioretto maschile. La firma è tutta di Gregory Semeniuk, autore di un notevole parziale di 11-4 a Francesco Ingargiola che spegne in gola l’urlo di gioia azzurro. Davvero un peccato, perché il potenziale della squadra è da oro (Guillaume Bianchi, il bronzo individuale Alessandro Gridelli e Tommaso Ciuti), ma soprattutto perché i ragazzi italiani, dopo un inizio diesel, erano riusciti a rimettere in pedi l’assalto, fino a lanciare Ingargiola con un rassicurante margine di +6 su Semenyuk. A cui va il merito di aver creduto fino in fondo all’impresa, rosicchiando pian piano stoccate e certezze all’azzurro, fino allo sprint finale. Nel corso della giornata il quartetto dell’Italia aveva brillantemente superato la Svezia agli ottavi, quindi Ungheria ai quarti e la Francia (poi quarta, battuta dalla Polonia nella finalina) in semifinale.

Tanto rammarico invece per la prova di spada maschile (Valerio Cuomo, Giacomo Paolini, Gabriele Risicato, Federico Vismara), chiusa al quinto posto. Fatale per gli azzurri l’incrocio ai quarti perso alla priorità contro la Repubblica Ceca. Un assalto che pareva segnato quando i cechi sono arrivati sul +8 a metà gara, ma che è stato rimesso in piedi con una grande rimonta firmata Cuomo (7-4), Vismara (10-6) e Risicato (2-0), che valgono il +2 Italia. Ci si gioca tutto all’ultima frazione, con Valerio Cuomo che ritrova quel Martin Rubes che due giorni fa lo aveva fermato in semifinale. E anche stavolta l’incrocio dice male all’azzurro, che viene beffato alla priorità. Alla fine sarà terzo posto per i cechi, mentre sul grandino più alto del podio ci sale l’Ungheria di Geregly Siklosi, che con una pazzesca rimonta su Clement Dorigo firma la sua personale doppietta d’oro.

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Fotografia Augusto Bizzi per Federscherma

 
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