Dal sogno alla delusione, l’Olimpiade sfuma sul più bello

Per la Felix Lara fatale un cartellino nero ai panamericani. Juliana Barett e Ping Yuan tenute a casa dai loro comitati olimpici.

 

Tre atlete, tre donne, un filo rosso ad unirle: quello di aver visto sfumare sul più bello il proprio sogno olimpico. Questa la triste sorte che lega Rossy Felix Lara, sciabolatrice della Repubblica Dominicana, alla fiorettista neozelandese Ping Yuan e alla spadista sudafricana Juliana Barrett. Diversa, però, è la modalità in cui queste esclusioni sono maturate, entrambe comunque destinate a far discutere.

A impedire il viaggio olimpico alla sciabolatrice domenicana, che ad aprile proprio sulle pedane di Panama si era guadagnata il pass nel torneo di qualificazione zonale, un cartellino nero rimediato durante l’assalto degli ottavi di finale contro l’Argentina Maria Belen Perez Maurice: una decisione dell’arbitro non accettata, qualche parola probabilmente di troppo all’indirizzo del giudice e la frittata era combinata. Cartellino nero e inevitabile la squalifica, malgrado le immediate scuse poste dalla tiratrice dominicana e il successivo ricorso tentato dalla federazione: tutto inutile, perché per Rossy – che sarebbe stata la prima schermitrice a rappresentare l’isola caraibica ai Giochi Olimpici – le porte del sogno a Cinque Cerchi rimangono sbarrate.

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Sogno olimpico distrutto e rubato: così la Felix Lara su Facebook commenta la sua esclusione

Una decisione, questa, che però ha scatenato le furie della sciabolatrice, che senza mezze misure aveva fatto capire che dietro a quella decisione ci fosse in realtà lo zampino della federazione panamense: «Oggi è un giorno di festa per Panama» ha scritto su Facebook «facendo pressioni perché un’atleta che non ha vinto ai giochi olimpici». Uno sfogo durissimo quello della Felix, figlio della rabbia e della delusione per una decisione ritenuta iniqua, capace di mandare in un attimo in polvere quattro anni di lavoro. A beneficiare del suo posto la panamense Eileen Grench, ed ecco spiegati i motivi degli strali lanciati dalla ragazza allenata dall’italiano Giuseppe De Santis. Il quale, parlando con il quotidiano Diario Libre, ha così commentato quell’episodio: «Vero, Rossy non si è comportata benissimo, ma spesso nella scherma ho visto arbitri che dopo aver estratto il nero, sono tornati sui loro passi nel momento in cui l’atleta ha chiesto scusa».

Ma se – tralasciando tutto il contorno di polemiche e possibili lotte geopolitiche su cui non abbiamo sufficienti certezze per poterci correttamente esprimere – la Felix Lara si troverà a dover comunque recitare il mea culpa per il suo atteggiamento, ancora più paradossale è il caso della sudafricana Juliana Barrett e della neozelandese Ping Yuan, che hanno visto fermato il loro sogno olimpico da discutibili decisioni dei rispettivi comitati: ritenute non competitive per quel livello, infatti, le due schermitrici non hanno avuto il via libera per Rio. Una decisione dettata soprattutto da questioni di budget, ma che stride nettamente con gli ideali dell’olimpismo oltre a rappresentare una grave mancanza di rispetto per due ragazze che si sono guadagnate con sacrificio e sudore il diritto di partecipare alle Olimpiadi.

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La spadista sudafrcana Juliana Barrett (Simphiwe Nkwali / Sunday Times.)

In un periodo come questo dove anche nello sport – fortunatamente non nella scherma – si sentono tante brutte notizie, raccontare belle storie come quelle di atlete la cui medaglia d’oro è rappresentata dal passare il primo turno o dal provare a fare la propria gara contro campionesse più titolate e blasonate, avrebbe potuto essere un ottimo antidoto. E invece, ecco confezionata la più atroce delle beffe per chi, come Juliana Barrett era riuscita a strappare con le unghie e con i denti il pass a Cinque Cerchi, arrivato vincendo il torneo di qualificazione zonale.  Al suo posto entra Gbahi Gwladys Sakoa, atleta della Costa d’Avorio, che si trova così – penna e spada in mano – fra le protagoniste del grande romanzo a Cinque Cerchi.

In ossequio a quello spirito olimpico troppo spesso minacciato dalle fredde – per quanto comprensibili – ragioni dettate dall’analisi del rapporto fra costi e benefici.

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