Manon Brunet: «Spero di tornare con l’oro a squadre»

A vent’anni il talento della sciabola francese è pronta alla grande sfida delle Olimpiadi, dove la Francia arriva fra le favorite per le medaglie. L’abbiamo intervistata alla vigilia della partenza per Rio.

 

Dalla rivelazione nel Mondiale 2014 alla gara olimpica: la carriera di Manon Brunet corre alla velocità della luce. Lanciata giovanissima nel quartetto francese, ne è diventata colonna portante, ingrediente ideale per la chimica che ha trasformato le sciabolatrici d’oltralpe da pericolose mine vaganti a protagoniste fisse della lotta per le medaglie.

Oggi, poco più che ventenne, si prepara alla grande sfida delle Olimpiadi, dove sarà protagonista tanto della prova individuale – con lei, a rappresentare la Francia ci saranno Cecilia Berder e Charlotte Lembach – quanto in quella a squadre. Ed è proprio questo l’appuntamento che Manon ha segnato con il proverbiale circoletto rosso. Ci arriva in una stagione in cui ha finalmente centrato il primo podio in carriera – terza a Caracas – e altri buoni risultati, come la finale a otto di Seul.

Quando e perché hai cominciato a tirare di scherma?

La prima volta che ho provato scherma avevo sette anni. Prima mi dividevo fra la danza e il taekwondo, ma non mi piacevano troppo. Così, quando una mia amica mi ha proposto di provare con la scherma, ho deciso subito di iniziare.

Come definiresti la tua relazione con la scherma?

Per me la scherma è uno sport completo, perché sviluppa tantissime qualità fisiche, ma anche la riflessione, il controllo di se stessi e il rispetto delle regole e degli avversari. Sto così tanto tempo in pedana che potrei quasi dire che la sciabola è ormai una parte integrante del mio corpo, anche se non sempre la controllo alla perfezione! (ride, ndr)

A breve sarai in gara alle Olimpiadi. Come definiresti il cammino che ti ha portato a Rio?

Devo dire che è stato pieno di sorprese, perché tre anni fa mai e poi mai avrei pensato di poter partecipare ai Giochi Olimpici. Quando ho realizzato che ciò sarebbe stato possibile, ho avuto delle difficoltà a portare avanti il mio processo di crescita schermistica: è stato un po’ come entrare in un labirinto, ma per fortuna sono riuscita a trovare la via d’uscita.

C’è stato un momento in cui hai pensato che non ce l’avresti fatta?

Sapevo che il cammino di qualificazione per le Olimpiadi era molto duro, ma allo stesso tempo ho sempre avuto il sostegno dei miei allenatori, che hanno dimostrato di credere in me e nelle mie potenzialità. E’ anche grazie a questo che ho sempre pensato di potercela fare.

Chi ti ha aiutato di più nel corso del tuo cammino?

Senza dubbio i miei genitori.  Sono loro che mi sono sempre stati accanto fin da quando ho deciso di iniziare a tirare di scherma.

Come descriveresti la Manon che ha cominciato il percorso di qualificazione e quella che si appresta a partire per Rio?

La Manon di inizio cammino era una ragazza che sognava di potersi qualificare per i Giochi Olimpici. La Manon di adesso, invece, sogna di poter tornare dal Brasile con una bella medaglia olimpica.

Cosa direbbe la te stessa di sei anni fa a quella di oggi?

La Manon di sei anni fa era definita una giovane speranza e puntava a essere selezionata nella nazionale giovanile francese. Oggi è una ragazza felice del percorso intrapreso, ma allo stesso tempo speranzosa che quanto sin qui raggiunto sia solo un punto di partenza e non uno di arrivo.

Tornando a Rio, che sensazioni provi a pochi giorni dalla partenza? Il fatto di essere così giovane è per te un peso o un aiuto?

In realtà non ho ancora ben realizzato l’idea che a breve sarò a Rio per disputare i Giochi Olimpici. Al momento, però, devo dire che non sento alcuna pressione: sono giovane, non ho nulla da perdere e tutto da guadagnare. Sicuramente darò il massimo, cercando di fare del mio meglio, e cercherò di godermi a pieno questa esperienza olimpica.

Sotto un aspetto più agonistico, quali sono i tuoi obiettivi per le due gare Olimpiche?

La gara per me più importante è indubbiamente quella a squadre. Ci puntiamo molto e spero di poter tornare a casa con la medaglia d’oro. Mi piacerebbe anche tornare a casa con una medaglia individuale, ma so che qui non sono fra le favorite. Dal canto mio, cercherò di impegnarmi al massimo e di battermi al meglio delle mie forze per poterla raggiungere.

Pensi che le ragazze russe siano le assolute favorite per la gara a squadre?

Sono le numero 1 del ranking, e in più sono campionesse del Mondo e d’Europa in carica, chiaro siano le favorite per la gara olimpica. Ma è altrettanto vero che sono umane e quindi non invincibili…

Che idea ti sei fatta sull’affare doping della Russia?

Sinceramente non so se le sciabolatrici russe siano dopate o meno. E, sinceramente, preferisco non saperlo!

Voi come squadra siete pronte?

Stiamo lavorando tutte assieme per esserlo nel giorno che conta!

Quale sarà il vostro motto per quella gara?

In realtà non abbiamo nessun motto, ma tante risorse che, in pedana, fanno capire chi siamo e per cosa ci battiamo.

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma
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