Emese Szasz, un meritato premio alla carriera

A 33 anni la spadista ungherese corona nel migliore dei modi una carriera che l’ha vista spesso al vertice ma senza un vero acuto di prestigio.

 

 

All’inizio fu il nuoto. Ma la piscina, le vasche e il cloro alla lunga hanno cominciato a stare strette alla giovane Emese Szasz. Che al costume ha preferito la bianca divisa da scherma e alla cuffia una maschera. Difficilmente avrebbe potuto avere un’idea migliore di questa. Di fare di una spada – rigorosamente a impugnatura mancina – la sua arma di conquista del Mondo. Gradino dopo gradino, fino a diventarne a una delle più grandi interpreti della specialità. E fino a farsi il regalo anticipato più bello che si potesse per festeggiare le 34 primavere in arrivo il prossimo 9 settembre.

Ha vinto tanto in carriera, la spadista di Budapest: 10 vittorie in Coppa del Mondo, cui vanno aggiunti 21 piazzamenti sul podio, che le han permesso in tre occasioni di chiudere la stagione al numero uno del ranking Mondiale, una prima volta nel 2009/2010 per replicare nella stagione 2013/2014, successo costruito con una stagione contraddistinta da un’impressionante regolarità di marcia, soprattutto nella parte finale della stessa. E il tris firmato ieri. Ma alla magiara è sempre mancato il vero acuto, la medaglia pesante: ci è andata vicina nel 2010 a Parigi, ma il suo sogno Mondiale si è infranto su Maureen Nisima in finale. E, ancora, due bronzi fra Torino 2006 e Budapest 2013: una delusione enorme per lei, che era attesa al botto proprio nella sua città, e che invece ha dovuto applaudire alla giornata di gloria della estone Julia Beljajeva, che dopo averla battuta in semifinale si è presa la medaglia più prestigiosa e inattesa. In mezzo, anche tanti infortuni e operazioni chirurgiche, con gomito (in due occasioni, l’ultima volta nel 2015 con conseguente stop di due mesi) e legamenti della caviglia a finire sotto il bisturi del chirurgo.

Ieri, sulle pedane di Rio, si è presa tutto con gli interessi, titolo olimpico e terza Coppa del Mondo. Più forte di tutto Emese, unica – assieme alla nostra Rossella Fiamingo fra le big più attese della vigilia –  a sopravvivere a una gara in cui è successo di tutto e di più. Iniziata con la rivincita proprio su Julia Beljajeva, perché il destino si sa a volte prende pieghe davvero strane; e proseguita con le vittorie sulla coreana Kong, spazzando via la sorprendente giapponese Nozomi Sato ai quarti, quindi guadagnandosi l’accesso alla finalissima a spese della francese Lauren Rembi.

Il resto è storia nota, di un premio meritato per una carriera di altissimo spessore, siglato nella miglior finale che un torneo olimpico potesse avere e contro chi ha tutti i numeri per essere la più grande spadista di tutti i tempi. E tutto sommato, al netto  della delusione da tifosi per un finale che avremmo voluto diverso per la nostra Rossella Fiamingo, il nome di Emese Szasz nell’albo d’oro a Cinque Cerchi ci sta proprio bene.

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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