Il Meglio di Rio – Avola, moderno Franco Bitossi

Una rimonta subita quando il traguardo era a un passo. Come accadde al Bitossi nel 1972. Ma che non scalfisce il valore di un Campione.

 

Gap 1972, mondiale di Ciclismo. Franco Bitossi, corridore toscano di quelli antichi, s’invola a un chilometro e mezzo dall’arrivo, prende un vantaggio enorme e si avvia verso il titolo di campione del mondo. I telespettatori lo scorgono, solo al comando, pedalare disperatamente sul lunghissimo rettilineo finale. Alle sue spalle un baratro, e sullo sfondo un gruppetto di corridori – ancora lontani – gettati in un inseguimento che ancora sembra vano. Mancano ormai 500 metri, Bitossi deve solo tagliare il traguardo ma il tempo passa e non succede niente. Lui pedala, pedala ancora, quelli dietro guadagnano metri. Il traguardo è là, ormai a un passo, sembra impossibile che quella rimonta si compia.

Ma ecco che Bitossi si volta, scorge i cani ormai lanciati alla rinfusa sulle sue tracce, e si spaventa. Smanetta sul cambio, anche nel bianco e nero usurato di quei tempi antichi si vede chiaramente una maschera di paura che improvvisamente gli deforma il volto. Mancano pochi metri, è impossibile che lo riprendano. Ma lui ormai ha gli occhi sulla nuca, adesso vede il traguardo con gli occhi degli inseguitori e si pianta, si pianta sempre più. Dai Franco! – urla il telecronista, ormai è questione di un affondo, di un solo banale colpo di reni. Lo hanno quasi pareggiato, e adesso hanno paura tutti. Duecentocinquanta chilometri di corsa, dieci metri all’arrivo. È ancora in testa, basta un affondo, un piccolo colpo di reni. Cinque metri, tre e dalle retrovie, inesorabile, arriva il colpo fatale, che prende forma di ruota, la ruota di un levriero italiano che piazza la stoccata vincente, quella che completa la rimonta che sembrava impossibile.

Ecco, questa scena l’ho rivista spesso, sulle nostre maledette pedane, e l’ultima volta s’è rappresentata oggi davanti ai nostri occhi quando Giorgio Avola s’è piantato a pochi metri dal traguardo. La paura è la nostra principale nemica: quando ti abbraccia ti blocca le gambe e le mani, e ti ruba gli occhi. Il suo bersaglio scompare, neanche più lo vedi, perché ormai esiste solo il tuo, e più cerchi di difenderlo più quell’ira di Dio che ti rotea davanti lo martella. La paura ti toglie ogni soluzione, ogni possibilità di uscita. Ti cambia il vento, e ti spinge indietro verso il baratro.

Caro Giorgio siamo tutti con te, perché siamo tutti uomini e ci piace sentire che anche campioni del tuo rango sono fatti della nostra stessa carne.
Da domani ci sarà ancor più facile ammirarti.

Dino Meglio

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Fotografia Augusto Bizzi per Federscherma
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