L’Italspada si ferma a un passo dal paradiso

L’Italia chiude le Olimpiadi con un argento nella spada maschile. L’oro è della Francia. Il bronzo va all’Ungheria.

 

La tecnica, il carattere, la voglia di lottare e vincere. Insieme. Magari non sempre bastano per vincere un’Olimpiade, ma per andarci vicini, e chiudere senza rimpianti, sono ingredienti più che sufficienti. L’Italia della spada maschile va a un passo dall’oro a Rio 2016, nella giornata di chiusura della scherma. Marco Fichera, Enrico Garozzo, Paolo Pizzo e Andrea Santarelli si fermano solo davanti alla Francia di Daniel Jerent, Jean Michel Lucenay e Yannick Borel, la stessa che a Torun, due mesi fa, aveva frenato le ambizioni azzurre agli Europei. È ancora argento, ma un argento olimpico, con una finale che si chiude 45-31 per i transalpini, che non sbagliano nulla e tirano l’assalto perfetto dopo un quarto e una semifinale così così.

L’Italia fa il percorso inverso, e in finale fa un passo indietro rispetto alle meraviglie fatte vedere nei turni precedenti. Due turni per niente semplici, contro la Svizzera di Max Heinzer, Fabian Kauter e Benjamin Steffen, sconfitta 45-32, e contro l‘Ucraina di Bogdan Nikishin, Anatolii Herey e Dmytro Kariuchenko, superata 45-33. Difficile trovare il migliore degli azzurri, difficile trovare una nota stonata prima di una finale storta, che rispecchia la forza della Francia, ma il cui esito va ben oltre il gap tra gli Azzurri e gli avversari.

L’oro va alla squadra più forte, ai vincitori annunciati, ai numeri 1 del ranking mondiale. Con il ct Hugues Obry che è bravo ad aggiustare il tiro in corso d’opera, escludendo Gauthier Grumier, il suo atleta più forte, terzo nell’individuale, dalla finale dopo qualche problema di troppo sofferto nel turno precedente con l’Ungheria, e preferendogli Jean Michel Luceney.
Il bronzo a un’Ungheria con una quartetto che in tutto fa 148 anni d’età, e che nella finalina ha la meglio sull’Ucraina.
Per l’Italia c’è l’argento, ma alla fine dei conti è una medaglia d’argento straordinaria, che ripaga di un anno e mezzo di lavoro durissimo, per risalire una china che sembrava essersi fatta troppo ripida. Un anno e mezzo in cui si è passati da fuori dai Giochi ad argento europeo e olimpico. Dall’inferno fino al paradiso. O a un passo da esso.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Fotografia Augusto Bizzi per Federscherma
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