Sciabola femminile, il riepilogo del week-end di Orleans

Ripercorriamo il fine settimana di Coppa del Mondo di sciabola femminile appena andato in archivio. 

 

Il fine settimana di Orleans ha sancito, anche per le sciabolatrici, il via alla stagione agonistica internazionale. Una gara molto attesa anche per la curiosità suscitata dall’esordio in Coppa del Mondo di sciabola di Arianna Errigo. La due volte campionessa del Mondo ha passato agevolmente lo sbarramento del venerdì prima di uscire al tabellone delle 64 per mano della Podzniakova. Abbiamo già analizzato nel dettaglio la sua gara, ora vediamo quali sono gli altri temi emersi dal fine settimana francese nel consueto riepilogo e approfondimento del lunedì.

quartetto-italia

Un team vincente – L’apertura non poteva che essere dedicata a loro, alle quattro ragazze della squadra azzurra che ieri ha sbaragliato la concorrenza nella prova per quartetti, con l’inno di Mameli che torna a suonare un anno e mezzo abbondante dopo l’ultima volta. E che allo stesso tempo spezza una lunga teoria di piazzamenti fuori dal podio: tanti quarti posti, qualche quinto posto, quindi la bella prestazione di Rio purtroppo non ricompensata da medaglie. Ma da quella giornata brasiliana, Rossella Gregorio, Loreta Gulotta e Irene Vecchi ne sono uscite rafforzate, convinte nelle possibilità di un gruppo che ha tutto per stare al vertice. E che alla prima ghiotta occasione, non si è fatto scappare il successo. Con loro, Martina Criscio, che quando chiamata in azione si è fatta trovare pronta e ha portato la sua quota stoccate alla causa, anche nella finale vinta con l’Ucraina.

michela-battiston

Un ottimo esordio – Dietro Rossella Gregorio, Loreta Gulotta e Irene Vecchi – arrivate nelle otto e di cui parleremo poi – è stata la migliore delle azzurre. Davvero niente male l’esordio di Michela Battiston, ventenne friulana cresciuta alla Gemina Scherma: venerdì la qualificazione strappata senza passare dagli assalti ad eliminazione diretta, sabato la vittoria contro la Page prima di essere beffata all’ultima stoccata dalla Puzstai, rischiando seriamente di entrare nelle sedici alla sua prima uscita fra le grandi. Assieme a Lucia Lucarini – anche lei impegnata a Orleans, purtroppo eliminata a un passo dal tabellone principale – è l’ossatura della squadra giovanile, ma Michela sembra già promettere bene. E chissà che non la si possa rivedere in azione qualche altra volta fra le “grandi”.

gregorio-gulotta-vecchi

Podio stregato – Breve storia triste: dal sogno di un podio per tre quarti colorato d’azzurro, alla beffa amara di una triplice eliminazione ai quarti di finale. Questa, in sintesi, la lettura in chiave azzurra della prova individuale di sciabola femminile di sabato. Fra tutte, quella che fa più male è indubbiamente quella di Rossella Gregorio, che contro la giapponese Tamura si fa tradire da una partenza anticipata sul 14-14 e incappa nel secondo giallo. Rosso e stoccata alla Tamura, e un flashback che riporta a Londra 2012 e all’eliminazione di Gigi Tarantino. E se Irene Vecchi nulla ha potuto nella giornata di grazia di Manon Brunet, Loreta Gulotta non riesce a ripetere l’impresa di Rio contro la Kim, entrando forse troppo tardi nel match. Al netto di tutto, però, vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno: tre italiane nelle otto alla prima stagionale sono un ottimo viatico per il proseguo della stagione. Next stop, Cancun per il Grand Prix.

manon-brunet

Manon, l’etoile – Il gioiellino grezzo che in un luglio di due anni fa stregò questa redazione dopo averla vista in azione nella gara a squadre di Kazan, è diventata oro puro. Manon Brunet ha conquistato sabato la sua prima vittoria in Coppa del Mondo con una prova maiuscola. Con buona pace del detto nemo propheta in patria, che per una volta deve lasciare spazio all’eccezione. Nel salotto di casa – Manon si allena proprio al Cercle d’Escrime d’Orleans – impone la propria legge, con piglio e personalità, senza farsi prendere dalla tensione anche quando la posta in palio è quella massima e l’avversaria dall’altra parte della pedana si chiama Yijeon Kim, mica una qualsiasi. Allo Zenith è andata in scena la stessa Manon di Rio, quella che è arrivata a un passo dall’andarsi a giocare la finalissima. Che a vent’anni e alla prima Olimpiade è tanta roba. E il fatto che tutte le big o quasi fossero assenti si riduce a mero dovere di cronaca: qui siamo in presenza di una ragazza che sta studiando molto e in fretta per diventare una fuoriclasse.

kim

Jiyeon loves Orleans – La tappa di Orleans è una fra le più amate se non la più amata dalle ragazze. Merito anche di un’organizzazione top, che ogni anno contribuisce a rendere spettacolare anche il contorno. Una gara, quella francese, che sembra ispirare moltissimo Jiyeon Kim: la coreana, oro a Londra 2012, infatti è alla sua terza volta sul podio, raccogliendo due secondi posti (2016 e 2014) e un terzo posto nel 2012. La vittoria ancora le è sfuggita, ma considerato il suo buon feeling con lo Zenith, facile che arrivi presto a colmare questa lacuna.

giapponesi

Nippon wave – Gara che vai, atleta giapponese sul podio che trovi. Sembra essere questo il trend delle prime gare di questa nuova stagione 2016/2017. In Francia è toccato a Chika Aoki e Norika Tamura portare la bandiera del Sol Levante sul podio. Per entrambe la gara è finita al terzo posto, battute rispettivamente da Kim e Brunet. Brava e anche fortunata la Tamura, che torna da Orleans con gli scalpi di Yana Egorian – alla sua prima da campionessa Olimpica – e di Rossella Gregorio, complice anche l’ingenuità dell’azzurra.

puzstai

Giovani alla ribalta – La prova di Orleans ha portato alla ribalta alcune giovani molto ma molto interessanti. Fra tutte, l’ungherese Lisa Pusztai. Classe 2001, arriva a una sola stoccata (14-15 contro la Aoki) dal centrare l’ingresso in una finale a otto in Coppa del Mondo. 15-14 alla più esperta e titolata connazionale Anna Marton, stesso punteggio per fermare la nostra Michela Battiston, dimostrando freddezza e personalità rimettendosi in guardia dopo che per due volte l’arbitro le aveva assegnato la stoccata numero 15 e per due volte la moviola richiesta dall’azzurra aveva capovolto la decisione a favore proprio della Battiston. Per lei anche la soddisfazione del terzo posto nella gara a squadre.  Fra le 64 un’altra giovanissima, la sedicenne Kara Linder (per lei anche la gara a squadre con gli Usa).

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Fotografie Tay Pamart/Bizzi/Fie
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