Olga Calissi, il cuore oltre l’ostacolo

Le dichiarazioni post gara della fiorettista livornese, oggi protagonista a Torino.

 

Prendendo a prestito dal mondo americano, se oggi avessimo dovuto scegliere l’MVP di giornata non avremmo avuto alcun dubbio: Olga Rachele Calissi. E non ce ne vogliano l’ottima Lee Kiefer o le azzurre Alice Volpi o Arianna Errigo, terze a fine giornata. Ma l’impresa fatta oggi dalla livornese entra dritta dritta negli annali.

È la vittoria del cuore, della voglia di non mollare e di non arrendersi a un destino beffardo che decide di provare a sgambettarla a 30 secondi dalla fine di un match che la vede avanti per 14-12 contro la campionessa olimpica Inna Deriglazova. E  che la fa finire a terra, dolorante, al punto da faticare a reggersi in piedi. Ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, Olga, ha resistito al ritorno rabbioso dell’avversaria, e si presa la vittoria con i denti. Ma alla fine, quel che rimane è tanta rabbia per non essere riuscita a sfruttare al meglio una giornata che poteva essere per lei molto interessante «Davvero un peccato» ci ha raccontato la stessa Calissi «perchè se riesci a battere la campionessa Olimpica vuol dire che poteva essere davvero la giornata giusta. Purtroppo però oggi il fattore fortuna, che è necessario tanto quanto il duro lavoro, non c’è stato».

Sulla dinamica del suo infortunio: «Ora come ora non ricordo tanto bene, perché la trance agonistica mi ha  annebbiato un po’ la memoria, comunque facendo un affondo per andare a toccare devo aver aperto troppo il compasso delle gambe e ho sentito una fitta fortissima al muscolo che mi ha fatto perdere l’equilibrio e sono caduta. Nel rialzarmi ho sentito un gran dolore, muscolare ma anche a livello nervoso. Rimettersi in pedana è stato davvero duro, mi han dovuto fasciare il muscolo e sotto il ginocchio».

Purtroppo però nell’assalto successivo contro la coreana Kim ha dovuto alzare bandiera bianca: «Sono salita in pedana perché quell’assalto me lo ero guadagnato. Ma sapevo che era difficile davvero vincere, perché non riuscivo a muovermi più di tanto. Peccato, perché dentro di me sentivo di poter toccare, ma dall’altra mi limitavo per paura di non farmi ancora più male».

Resta però una gara bellissima, e con lo scalpo prezioso di una campionessa del calibro della Derigalzova, dapprima dominata quindi domata dopo la rimonta della stessa russa: «Io penso che si sogna di andare alle Olimpiadi, il primo passo da fare sia quello di battere chi l’Olimpiade l’ha già vinta. Questo è solo un primo passo, poi vedremo d a qui a quattro anni come andrà a finire».

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Fotografia di Augusto Bizzi per Federscherma

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