Mariel Zagunis, obiettivo Tokyo 2020

In un’intervista concessa al Portland Tribune la sciabolatrice americana parla del proprio futuro e rilancia la sfida in ottica Tokyo. Senza dimenticare la grande delusione per la gara di Rio.

 

«Nel mio futuro c’è Tokyo». Non usa troppi giri di parole, Mariel Zagunis per parlare del suo futuro da qui al 2020, dove farà di tutto per esserci in quella che sarebbe la sua quinta Olimpiade. Due ori fra Atene – dove nemmeno sarebbe dovuta esserci e invece ha scritto una delle più incredibili storie di sport – e Pechino prima delle terribili delusioni patite fra Londra, dove chiuse quarta, e Rio. Sarebbe dovuta essere la gara del riscatto per la fuoriclasse di Beaverton e invece è stata stesa agli ottavi di finale da Ekaterina Dyachenko.

Uno choc da cui ancora Mariel, 31 anni e da oltre 15 stella assoluta della sciabola al femminile, ancora non si è ripresa, come rivela lei stessa in un’intervista recentemente concessa al Portland Tribune: «Terribile, assolutamente al di sotto delle mie aspettative, e ancora non mi perdono per quella prestazione […] Non credo mi sia mancato qualcosa in sè, ma dal lato mentale avrei potuto mettermi meno pressione. Ma io volevo troppo vincere. Invece avrei dovuto rilassarmi di più e non forzare la mia mente. Il mio approccio è stato “devo vincere” e non “posso vincere”». Un finale amaro per una stagione tutt’altro che facile per lei, che al netto di due vittorie e altri tre piazzamenti sul podio, ha dovuto fare i conti con tanti infortuni che non le hanno permesso di rendere sempre al 100%. «Ci siamo affrontate tante volte» dice riferendosi ancora all’assalto maledetto con la Dyachenko «e io avevo vinto più spesso di quanto non l oavesse fatto lei. Ma non tutti i giorni sono uguali».

A rendere meno amara la spedizione brasiliana, il bronzo conquistato a squadre assieme alle compagne di team Monica Aksamit, Ibtihaj Muhammad e Dagmara Wozniak, purtroppo per noi proprio a spese del quartetto azzurro: «Tutte noi avremmo potuto fare meglio all’individuale e il fatto che ci fosse l’opportunità di gareggiare anche a squadre ci ha fatto scendere in pedana con il dente avvelenato. Nessuna di noi voleva tornare a casa a mani vuote e così quando abbiamo perso in semifinale, non avevamo alcuna intenzione di fare sconti all’Italia nella finalina per il bronzo e le abbiamo battute nettamente».

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Il Team Usa (da sx Monica Aksamit, Ibtihaj Muhammad, Dagmara Wozniak e Mariel Zagunis) sul podio olimpico di Rio 2016 (Timacheff/Fie)

Ma se Tokyo è il punto di arrivo sulla lunga distanza, l’obiettivo più immediato è quello di centrare la qualificazione ai prossimi Mondiali che si terranno nel luglio 2017 a Lispia, in Germania. Per aggiungere un ulteriore record alla sua già lunga e invidiabile serie: «Non perdo un Mondiale Senior dal 2000, voglio andare avanti, mantenere i miei punti e essere sicura di potermi qualificare».  La numero 4 del Mondo ha preferito non disputare questa prima parte di stagione per poter recuperare del tutto dagli infortuni – come da lei spiegato tramite social prima del vernissage di Orleans, accompagnando il messaggio con una foto datata 1999, anno di una delle sue prime gare in Coppa del Mondo – e poter tornare così al top della forma.

Un lavoro diverso per lei, ora che la carta d’identità dice 31 e che gli anni di dure battaglie in pedana cominciano a lasciare il segno: «Fra le sfide più difficili in questa parte della mia carriera» ha detto la Zagunis «c’è stata quella di passare da un allenamento più duro a uno più intelligente […] Ora non mi alleno più fino allo sfinimento tutti  giorni, ora metto la qualità davanti alla quantità».

Perché in Giappone Mariel ci vuole arrivare al top della condizione. Per dire ancora una volta la sua e provare ad aggiungere gemme ad una collezione di medaglie già di per sè a fare della trentunenne di Beaverton una delle più grandi schermitrici di tutti i tempi.

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Fotografia Augusto Bizzi
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