Italsciabola donne, è tempo di sognare in grande

Il quartetto della sciabola femminile guarda al Mondiale con grandi ambizioni. E da prime nel ranking per team.

 

«Siamo diventate la squadra da battere!». Parole e musica di Martina Criscio, pronunciate nell’immediato post gara di Tbilisi. Le azzurre sono appena diventate campionesse d’Europa e l’entusiasmo in casa Italia è palpabile e contagioso: dopo stagioni in cui non sempre le ragazze hanno raccolto ciò che hanno seminato, tutto ora sembra girare per il meglio. E, fra una ventina di giorni, in Germania le azzurre si presenteranno ai nastri di partenza con i favori del pronostico.

Altra musica, insomma, rispetto a due anni fa alla vigilia di Mosca, quando le azzurre partivano in seconda fila rispetto alle corazzate Russia e Ucraina. In mezzo un’Olimpiade, quella di Rio, che seppure chiusa con l’amarezza del quarto posto finale, ha dato tanto alle ragazze in termini di consapevolezza e fiducia nei propri mezzi. Da lì sono ripartite, Rossella Gregorio, Loreta Gulotta e Irene Vecchi, telaio portante di una squadra in cui si è inserita alla perfezione Martina Criscio: la foggiana, dopo essere diventata campionessa italiana proprio prima di muovere in direzione Rio (dove ha fatto da sparring alle compagne impegnate in gara), ha trovato nella vittoria romana la molla per svoltare la sua carriera, e i dividendi sono stati di peso, con tre podi in Coppa del Mondo e la sensazione che il meglio debba ancora venire.

Fin dalle prime esibizioni le ragazze azzurre hanno marciato a passo spedito: una vittoria a Orleans pronti via, poi due terzi posti fra Grecia e Cina, intervallati dal piccolo inciampo di New York, con il sesto posto finale. Fino alla chiusura con il doppio botto di Tunisi e Tbilisi, che hanno portato in dote all’Italsciabola la prima piazza del ranking di specialità, con gli stessi punti della Russia pigliatutto degli ultimi anni. Ma soprattutto una partenza in pole position per provare a riportare in Italia un titolo che le azzurre hanno vinto già in due occasioni ma che manca al palmares da quattordici anni, da La Havana 2003 quando a firmare il trionfo furono Ilaria Bianco, Alessandra Lucchino, Gioia Marzocca e Rosanna Pagano.

A giocarsela con Gregorio e compagne, una Russia in ricostruzione (a cui bisogna ovviamente sempre prestare attenzione), un’Ucraina a cui non sempre può bastare il fattore Kharlan, gli Usa in difficoltà, la Francia forte ma imprevedibile, la mina vagante coreana. Come disse un monumentale Gene Wilder nei panni del Dottor Frankenstein, si-può-fare!

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Fotografia di Augusto Bizzi

 

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