Matteo Tagliariol: «Non sono mai stato così male come ai Giochi Mondiali Militari a Wuhan»

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport Matteo Tagliariol parla della sua esperienza ai Giochi Mondiali Militari di Wuhan dello scorso ottobre e del possibile contagio da Coronavirus.

 

Wuhan, Giochi Mondiali Militari, ottobre 2019. L’emergenza coronavirus ancora non si era affacciata prepotente nella nostra vita di tutti i giorni, ma tornando indietro nel tempo qualche pensiero fosco a Matteo Tagliariol passa per la testa. Lo racconta lo stesso spadista trevigiano, che in quell’occasione centrò anche la medaglia d’oro a squadre assieme a Lorenzo Buzzi e Paolo Pizzo.

«Quando siamo arrivati a Wuhan, quasi tutti ci siamo ammalati. Io ho avuto tosse, molta tosse» racconta l’oro Olimpico di Pechino 2008 alla Gazzetta dello Sport in un’intervista concessa al noto quotidiano sportivo. Che ricorda anche come molti delle delegazione azzurra, in quei giorni, fossero stati male: dalla febbre di Valerio Aspromonte ai sintomi accusati da altri atleti.

«In tanti hanno avuto febbre, anche se non altissima» racconta Tagliariol, che aggiunge poi un particolare: «in infermeria non c’erano più nemmeno le aspirine, tutto finito, tanta era stata la richiesta di medicinali per tutti quelli che si erano ammalati».

Una volta tornato in Italia, però, le cose sono tutt’altro che migliorate. Anzi, dopo una settimana di relativa buona salute, ecco il ripresentarsi del malanno, con tanto di problemi respiratori non ricollegabili soltanto alla pur lieve forma di asma di cui soffre: «in quei giorni invece sentivo che non respiravo. Ho detto a Martina (Batini, fiorettista della nazionale azzurra e compagna di vita di Matteo Tagliariol, ndr): se vedi che non respiro bene, chiama l’ospedale».

Dopo tre settimane fra tosse e sensazioni di debolezza, fortunatamente, tutto si è risolto per il meglio ma lo spavento è stato tanto. Soprattutto perché anche la cura a base di antibiotici a cui si era sottoposto non ha sortito effetti. Sintomi simili, tosse e febbre, non hanno risparmiato nemmeno Martina Batini, anche se in forma meno grave, e il piccolo Leonardo, il figlio della coppia.

Difficile sapere con certezza se già allora, nella città che poi sarebbe diventata il primo focolaio della Covid-19 e in cui il primo caso ufficialmente accertato risale al 17 novembre, girava il temibile virus Sars-COV-2. Ma il fatto che tanti, fra i diecimila atleti presenti in quei giorni in Cina, abbiano accusato sul posto e al loro ritorno a casa i medesimi sintomi, fa suonare più di un campanello d’allarme. Anche allo stesso Tagliariol: «Quando si è cominciato a parlare del virus, senza nessuna competenza medica, mi sono detto: allora l’ho preso. Ho 37 anni, sono sportivo, sono stato davvero molto male rispetto ai miei standard».

Twitter: agenna85

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Foto Bizzi