Mayu Kushihashi, a fil di sciabola dal Giappone al Friuli

Da Kyoto a San Giorgio di Nogaro dopo aver visto su youtube un video di una lezione tenuta dal Maestro Rascioni. La storia della sciabolatrice giapponese Mayu Kushihashi.

 

Qual’è il filo che lega una metropoli giapponese come Kyoto a un piccolo paese di poco più di 7000 anime a pochi chilometri da Udine? In realtà, la domanda andrebbe posta diversamente. Perché dietro a questo metaforico “filo” si cela in realtà una ragazza innamorata della scherma a tal punto da prendere letteralmente armi e bagagli e volare verso San Giorgio a Nogaro.

Mayu Kushihashi vive in Friuli da ormai quattro anni e da quando è approdata alla Gemina Scherma per affinare le proprie abilità schermistiche sotto la guida di Christian Rascioni e Sara Vincenzin, di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima. Ha imparato a districarsi alla grande fra le insidie della lingua italiana, è entrata nel giro della nazionale nipponica di sciabola femminile e ha avviato un proprio progetto legato alla scherma tramite il quale organizza camp scherma in Giappone e non solo. Una storia che sembra uscita direttamente da un romanzo, ma in realtà è tutta vera. E tutta da farsi raccontare dalla diretta interessata.

Da Kyoto a San Giorgio di Nogaro: come ci è finita in Friuli Mayu Kushihashi?

Dopo la laurea all’università ho cominciato a lavorare in una banca. E lì c’era anche un club di scherma dove ho iniziato a tirare. Io però volevo imparare anche qualche segreto della scherma all’estero. Così ho cominciato a cercare video su Youtube, finché non ne ho trovato uno con una lezione del Maestro Christian Rascioni. Così gli ho scritto una mail per chiedere se potevo venire in Italia e mi ha detto sì.

E quindi sei partita

Sì, ho approfittato di una settimana di ferie del mio lavoro e sono venuta in Italia. Non volevo venire da sola e quindi ho chiesto a mia mamma se mi accompagnava. Lei ogni volta mi chiedeva perché proprio in Italia e cosa volessi andare a fare, e io le rispondevo sempre che era un segreto. Solo quando siamo arrivati le ho detto che ero venuta per fare scherma.

E lei cosa ha pensato?

Quando siamo partite avevo con me la sacca da scherma e continuava a chiedermi per quale motivo me la portassi dietro. Io le dicevo che comunque anche in viaggio volevo fare un po’ di esercizi e alla fine ha accettato comunque di venire con me.

Quando hai deciso di trasferirti definitivamente qui in Italia?

Con mia mamma sono venuta qui nel 2015. L’anno dopo ho finito di lavorare in banca e nell’aprile del 2016 mi sono spostata qui. Ho iniziato a lavorare con il Maestro Rascioni e con sua moglie (Sara Vincenzin, ndr) che è anche lei un Maestro molto bravo e a fare le prime gare in Italia e poi in Giappone, dove sono anche entrata nel giro della Nazionale.

Come ti sei adattata all’Italia? È stato difficile?

All’inizio non conoscevo nessuno, è stato molto difficile. Poi pian piano ho conosciuto altri giapponesi e anche il mio padrone di casa è giapponese ed è stato più semplice, ma il primo anno è stato duro. Mi hanno aiutato comunque molto anche i miei amici italiani. Tutti i giorni studiavo italiano quattro ore al giorno, poi al pomeriggio andavo a scherma.

Mayu in azioni agli ultimi Campionati Giapponesi (foto: Kushizzi Project/Facebook)

La scherma per te è diventata anche un lavoro, giusto?

Qui in Italia sono solo schermitrice e studentessa, però quando torno in Giappone per le gare nazionali – che mi servono per mantenere il punteggio – mi occupo anche di organizzare dei camp scherma. E ora al mio progetto è anche legato un negozio di scherma per vendere materiale schermistico in Giappone. Inoltre ogni tanto qualche scuola o ente mi chiede di fare delle lezioni di scherma per loro.

Per il Giappone il prossimo anno c’è la grande occasione dei Giochi Olimpici in casa. Cosa pensi possa fare la squadra di sciabola femminile e, più in generale, quella nipponica di scherma?

In Giappone hanno lavorato bene, hanno chiamato anche tecnici dall’estero. Per la sciabola c’è un maestro coreano che ha aiutato molto nel far salire il livello. E anche con le ragazze ha fatto un grande lavoro: prima noi giapponesi arrivavamo al massimo nel tabellone delle 64 in Coppa del Mondo, ora entrano nelle otto o vanno anche a podio come ha fatto ad esempio la Emura nell’ultima gara di Coppa del Mondo ad Atene.

Twitter: agenna85

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Foto Bizzi