Ruben Limardo lavora come rider e sogna un’altra Olimpiade

Il campione Olimpico della spada a Londra 2012, riamsto senza sponsor, alterna allenamento e consegne a domicilio come fattorino. Una strada già intrapresa dal fiorettista giapponese Ryo Miyake.

 

La crisi economica in Venezuela, l’arrivo del Covid che scombina i piani e costringe gli organizzatori di Tokyo a rimandare ii Giochi Olimpici di un anno, gli sponsor che chiudono i rubinetti: e così, anche per un campione Olimpico come Ruben Limardo, la necessità diventa virtù ma, soprattutto, un lavoro come rider per una delle tante compagnie che consegnano cibo a domicilio.

Una scelta in tutto e per tutto simile a quella intrapresa da qualche mese anche dal fiorettista della Nazionale Giapponese Ryo Miyake, argento a squadre nella stessa Olimpiade londinese che aveva visto Ruben Limardo trionfare nella prova individuale di spada. Da quasi vent’anni il venezuelano, il primo capace di mettere lo stato sudamericano nella mappa dei medagliati d’oro alle Olimpiadi nella scherma, vive in Polonia, a Lodz, dove si è trasferito assieme alla famiglia per inseguire i suoi sogni e il suo amore per la scherma.

Una scelta coraggiosa e necessaria, perché nel paese sudamericano la vera religione (sportiva) di stato si chiama baseball. Il mostro che fagocita tutto e lascia agli sport le briciole, al punto che lo stesso Limardo ha più volte raccontato di aver subito assieme ai fratelli atti di bullismo in giovane età per il semplice fatto di aver preferito una spada a una mazza e una pallina di cuoio bianca. Ha vinto tanto Ruben, sfiorando anche il titolo Mondiale nel 2013 e nel 2018 ma fermandosi sempre alla medaglia d’argento.

 

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Ma tutto questo non è abbastanza per sostenere le tante spese necessarie ad alimentare il suo nuovo sogno Olimpico. E l’incertezza sulla stagione internazionale della scherma, la mancanza di gare e l’ulteriore riduzione di visibilità per la scherma hanno fatto il resto. Zaino in spalla e bicicletta, Ruben non si è perso d’animo e si è reinventato rider per Uber Eats (che in Italia è stata al centro di controversie dopo l’accusa di caporalato ai danni dei riders che ha portato al commissariamento da parte del tribunale di Milano), portando il cibo a casa a chi ne fa richiesta. Lui e tutti i 21 atleti della nazionale sudamericana che a Lodz hanno fatto campo base. Pedalando in media per una cinquantina di chilometri in lungo e in largo per la città, tenendo così acceso il proprio sogno Olimpico.

Che, parola dell’Olimpionico 2012, è più vivo che mai: «Ogni volta che faccio una consegna mi dico che anche questo mi aiuterà a ottenere la medaglia a Tokyo».

Twitter: agenna85

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Foto Bizzi