Il Maestro consiglia: “La squadra che sogna”

I consigli per la lettura a cura di Simone Biondi. L’epopea della “Generazione di fenomeni” della pallavolo azzurra sotto la guida di Julio Velasco protagonista di questa puntata.

 

L’analisi sportiva si basa spesso sul risultato ottenuto. Che sia un atleta ai suoi primordi o che sia un olimpionico ormai strutturato, si guarda molto di più alla posizione in classifica che altro. Ma lo sportivo per passione, così come quello per professione, è la somma di numerosi addendi che contribuiscono al risultato finale.

Fisico, tecnica, tattica; tutti elementi fondamentali. Ma arrivati a una certa soglia di capacità, entra in gioco la psicologia. E con essa tutto ciò che ne deriva. La mentalità vincente non si crea solo con il duro lavoro, ma con la consapevolezza di essere davvero sulla strada giusta per raggiungere El Dorado.

Giuseppe Pastore ha magistralmente ripercorso le tappe della macchina perfetta della generazione di fenomeni, gli uomini cresciuti con amore e austerità dal visionario e intramontabile Julio Velasco.

Il consiglio della settimana

Chiunque sia in età per ricordarselo, sentendo la quadrupla ripetizione di “campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” vola con la testa alla telecronaca di Berlino 2006 per mano di Fabio Caressa.

Ma molti anni prima, in un campo ben più piccolo di quello da calcio, e soprattutto in un paese con un clima decisamente differente da quello tedesco, a Jacopo Volpi bastò un solo “campioni del mondo” per far emozionare una nazione, che era diventata grande con la sua fenomenale generazione di pallavolisti.

“La squadra che sogna” è un percorso a tappe: si parte da ciò che la pallavolo maschile era stata fino alla metà degli anni ottanta, si dilunga sulle ipotesi di come sarebbe potuta diventare con un allenatore argentino al comando delle operazioni; e infine mostra com’è diventata. Grande.

Julio Velasco ha preso dei ragazzi trasformandoli in uomini, creando un’alchimia che nella pallavolo è fondamentale. La sicurezza che trasmette il compagno e quella che bisogna trasmettere allo stesso, è quanto di più difficile possa esistere nello sport. Si riassume in una parola: fiducia.

Pastore analizza ogni crepa che esisteva nel cuore di quei ragazzi, mettendoli a nudo e trasformandoli in eroi omerici. Ogni aneddoto, ogni racconto, ogni situazione paradossale o meno, porta a mostrare la metamorfosi mentale che Velasco ha operato sui suoi campioni.

Una filastrocca: Bernardi, Cantagalli, Gardini, Giani, Lucchetta, Papi, Tofoli, Zorzi. Nomi di leggende trascritte da Pastore nella sua personale Odissea, in quel viaggio infinito in cui si sono imbarcati vincendo qualsiasi cosa. Tranne una: l’Olimpiade.

L’oro mai ottenuto, sempre sconfitti a un passo dal sogno. Una maledizione, calcisticamente parlando al pari di Béla Guttmann al suo Benfica; ma pallavolisticamente figlia soltanto di una continua buccia di banana che continuava a trovarsi solo sul campo a cinque cerchi.

Forse per questo, ancora oggi, la definizione data da Velasco a quella generazione di fenomeni è quanto mai contemporanea: “la squadra che sogna”. E che magari, un giorno, si troverà con l’oro olimpico al collo.

 

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