Il Maestro consiglia: “Merckx, il figlio del tuono”

Nuova puntata per la rubrica libraria curata da Simone Biondi. Claudio Gregori racconta le gesta di Eddy Merckx, il “figlio del tuono” che ha cambiato il modo di vivere e descrivere il ciclismo moderno.

 

 

La bicicletta è l’emblema del cambiamento. Il suo rifiuto alla staticità porta chi la cavalca a sentirsi padrone del vento. Un telaio, due ruote, una catena. E un’infinità di altri piccoli ma fondamentali elementi che hanno contribuito al suo sviluppo, alla sua crescita, alla sua forma. E se cavallo e cavaliere necessitano l’uno dell’altro per portare gloria e onore, così la bicicletta necessita del suo ciclista per avere una sua anima.

Il consiglio della settimana

La strada mostra e nasconde. Si inebria dei pensieri e delle avventure di chi la percorre, senza chiedere il permesso di trasmutare quelle avventure in ricordi propri. C’è stato un tempo in cui salite e discese erano il pavé del primo tra i tanti. Di colui che ha cambiato le regole del ciclismo, trasformando l’asfalto in oceano, mescolandosi come un cannibale tra quelle acque, andando ad attaccare la testa della corsa dal primo chilometro, per saziarsi non di carne ma di vittorie.

Claudio Gregori ripercorre dagli esordi fino all’inevitabile ritiro, la carriera di Eddy Merckx. Nella biografia “Merckx, il figlio del tuono”, il giornalista e scrittore trentino delinea il tracciato di un Giro che il ciclista belga ha percorso dal lontano 1966 sino al 1977.La Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix, il Giro d’Italia e il Tour de France vinti cinque volte. Ogni capitolo è una scoperta del pensiero di un uomo che ha dato tutto al ciclismo e che da esso ha preso altrettanto.

Il primo a battersi contro il doping che iniziava a dilagare in quegli anni, il più giovane a frantumare record, il più. Un fuoco di speranza e ammirazione per tutti coloro che si avvicinavano alle due ruote, che decidevano di mettersi in sella a un destriero da curare e rispettare con la stessa delicatezza di un cavallo. E come si fa con un equino, nutrire quel manubrio con insicurezze e decisioni prese di getto; con sudore e fatica; con lacrime di gioia e dolore.

Una storia, quella di Merckx, che si dirama tra strada e famiglia, tra affetti e vittorie. Uno sportivo che ha reso grande uno sport già pantagruelico di suo; e, come ama ricordare Gregori, un Gulliver nel paese dei lillipuziani, con la capacità di districarsi senza fatica tra un avversario e l’altro.

Leggere di Merckx significa indirettamente aderire alla religione del merckxismo, fondata su valori, principi ed etica del lavoro e della perfezione. Significa ritrovarsi ad ammirare la meravigliosa simbiosi tra un uomo e il suo strumento, tra un cavallo e un cavaliere. Significa spalancare gli occhi davanti alle gesta del più forte.

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