America, nella scherma oltre agli Usa c’è di più

La squadra a Stelle e Strisce rimane il faro per il continente americano, con tante ambizioni soprattutto nel fioretto. Ma anche altre nazioni come Brasile e Venezuela si possono giocare carte importanti.

 

C’era una volta in America una confederazione grande grande ma che nella scherma era piccola piccola. C’era una volta e ora non c’è più perché ormai da vent’anni a questa parte parlare di Stati Uniti significa avere a che fare con una nazione super competitiva pressoché in tutte le armi.

Dalle sliding doors di Mariel Zagunis in un’estate ateniese del 2004 alla sfide infuocate con l’Italia per il predominio nel fioretto maschile. Tanta acqua ne è passata sotto i ponti di casa Usa, che assieme agli Azzurri e alla Russia si presenta ai nastri di partenza con tutte e sei le squadre qualificate. E con tante ambizioni di medaglia. A partire proprio dai fiorettisti: la battaglia con gli azzurri si preannuncia incandescente, fra un Alexander Massialas desideroso di rivincita dopo Rio, un Gerek Meinhard in gran forma e un Nick Itkin che mette sul piatto una vittoria al CIP come biglietto da visita.

Sempre stando nel fioretto, un occhio di riguardo lo meritano anche le ragazze: Lee Kiefer può provare ad artigliare quella medaglia Olimpica a lei sempre associata fin da quando, a 17 anni, mise in difficoltà Valentina Vezzali ai Mondiali di Catania dove chiuse con il bronzo. E a squadre, anno 2018, team Usa ha già tirato un brutto scherzo alle azzurre al Mondiale di Wuxi.

E, ancora, spada femminile (un quartetto campione del Mondo e due quarti di squadra già capace di arrivare al bronzo a Londra), le due squadre di sciabola: arma che vai, competitività che trovi. Con insidie annesse. Eli Dershwitz, Daryl Homer, le sorelle Hurley.

Ma il panorama della scherma nel grande continente chiamato America, va ben oltre gli Usa: dei 42 stati rappresentati in pedana a Tokyo ben 9 vengono da quelle latitudini. E di questi, perlomeno due hanno ottime chance di entrare nel medagliere. Il riferimento è al Brasile e al Venezuela, a Nathalie Moellhausen e Ruben Limardo. Campionessa del Mondo in carica l’una, già entrato nell’albo d’oro degli Olimpionici l’altro. Nathalie la multipotenziale, l’eroina dei due Mondi capace di conquistare due ori iridati con Italia e Brasile. Ruben, il venezuelano di Polonia, che per regalarsi un nuovo sogno Olimpico ha pedalato chilometri su e giù per Lodz a consegnare cibo a domicilio.

Stati Uniti, Brasile, Venezuela. E dietro, un Canada che sta provando a crescere e porta ai Giochi alcuni elementi interessanti, su tutte le fiorettiste. Canadese è la più giovane del lotto di tutti quanti gareggino nella scherma, la fiorettista Jessica Guo classe 2005. Sia quella che sia la bandiera, anche la grande America ha tutte le carte in regola per iscriversi al gran ballo della scherma a Tokyo. E non ha l’intenzione di fare la Cenerentola.

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Foto: Augusto Bizzi

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