Aron Szilagyi, l’uomo che ha riscritto la Storia della scherma e non solo

Il fuoriclasse ungherese ha riscritto la storia nella scherma diventando il primo uomo a vincere tre ori di fila alle Olimpiadi. Ma il successo di oggi lo proietta fra i più grandi della grande Storia a Cinque Cerchi.

 

“Penso che abbia scritto la storia delle Olimpiadi, non solo della scherma”. Parole e musica sono di Daniele Garozzo e si possono trovare a commento del post  celebrativo della FIE per celebrare la terza medaglia d’oro di fila di Aron Szilagyi nella gara di sciabola maschile. Parole tutt’altro che prive di fondamento, quelle dell’Olimpionico di fioretto di Rio 2016.

 

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Perché se è vero che nella scherma l’impresa è riuscita, prima di oggi, soltanto a Valentina Vezzali (tripletta fra Sidney 2000 e Pechino 2008), anche volendo andare a cercare in altri sport serve scomodare veri e propri giganti. Nomi del calibro di Usain Bolt, Michael Phelps o del tiratore coreano Jin Jong-oh, solo per fare qualche esempio e restando in tempi recenti. Atletica leggera, nuoto, tiro a segno. E da oggi anche la scherma al maschile ha la sua icona, l’uomo che ha fatto la storia: Londra 2012, Rio 2016, Tokyo 2020. E non c’è pandemia che tenga, niente che abbia distolto il fuoriclasse ungherese dal suo obiettivo.

Perché più della cifra e di quel 3 considerato numero perfetto, a impressionare nel corso di tutta la gara oggi è stata la modalità con cui Aron Szilagyi ha cercato e ottenuto il suo scopo. Quasi come se si trattasse di passare al negozio a ritirare un qualcosa che si era fatti tenere via da qualche tempo. In scioltezza contro il venezuelano Quintero, senza problemi contro il duo iraniano Abedini e Pakdaman, l’unico vero match sofferto in semifinale, contro il coriaceo Bazadze. Un piccolo spavento, prima di accendere di nuovo i razzi in finale contro un fantastico Gigi Samele. A cui, con grande sportività, non è restato altro che riconoscere la grandezza dell’uomo che ha riscritto la storia. Della scherma ma non solo.

Twitter: agenna85

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Foto: Augusto Bizzi