Schermidori…nel Pallone – Dario Cioffi: “Vi racconto gioie e dolori di un tifoso della Salernitana”

Schermidori...nel Pallone - Dario Cioffi e la Salernitana

Il legame unico con la squadra della sua città, nella buona e nella cattiva sorte. Dario Cioffi, tifosissimo della Salernitana, è il protagonista  della nuova puntata di “Schermidori…nel Pallone”.

 

“La Salernitana non si vive solo alla domenica, ma tutti i giorni ventiquattro ore al giorno”: Dario Cioffi, della Salernitana ne è tifoso e appassionato cantore, al punto da dedicare al mondo ultrà granata e alla sua storia un libro i cui proventi saranno interamente in beneficenza.

In questa nuova puntata della nostra rubrica “Schermidori…nel Pallone” abbiamo chiesto proprio a Dario Cioffi di guidarci nel suo personalissimo rapporto  con la squadra della sua città, fra ricordi d’infanzia, momenti felici e altri più bui. In cui però non è mai venuto meno l’amore viscerale per i colori e la maglia granata.

Il legame con la Salernitana per te è naturale essendo la squadra della tua città, ma non hai mai subito il fascino delle cosiddette “Big”?

A Salerno la squadra per cui si tifa è una soltanto e non importa quale sia la Serie in cui gioca. E anche qualora qualcuno tifasse per una seconda squadra, e comunque non è il mio caso, io credo che lo dica quasi sottovoce, come se ci fosse una forma di imbarazzo.

Quando hai capito veramente che la Salernitana era qualcosa di più per te che non una semplice squadra di calcio?

Settembre 1993, Salernitana – Atletico Leonzio, campionato Serie C 1993/94. Era la Salernitana di un allora sconosciuto Delio Rossi, che alla fine riuscì a portarci in Serie B malgrado a inizio stagione nessuno ci avrebbe scommesso. Ricordo tutto di quella partita, dalle maglie bianconere degli avversari ai tantissimi tentativi di tiro in porta della Salernitana con la palla che non entrava mai. Ecco questa la considero la mia “partita del cuore”, quella in cui di fatto mi resi conto di essere diventato un tifoso “malato”, fra virgolette, della mia squadra. Poi la storia si incrocia anche con la scherma…

Ovvero?

La società dove ho iniziato a tirare, la Nedo Nadi, ha sede presso lo Stadio Donato Vestuti, il vecchio impianto in cui giocava la Salernitana prima di trasferirsi all’Arechi. Quello è il polo sportivo della città, ma anche la sede pulsante del tifo Granata: lì ad esempio c’è il bar sport dove la gente parla della squadra tutto il giorno, tutti i giorni. Purtroppo non ho fatto in tempo a vedere le partite lì, ma avendolo frequentato per ragioni schermistiche diciamo che ho assorbito questo interesse che c’è attorno alla squadra.

Il tifo granata sugli spalti del vecchio Stadio Vestuti

Gioie e crucci del tifoso: qual’è stata la partita che ti ha fatto piangere dalla gioia…

Faccio un salto indietro nel tempo, perché allora me la godevo un po’ di più perché non seguivo la squadra per lavoro. Ma ti dico Salernitana – Venezia del 10 maggio 1998. Non ci fu nemmeno un tiro in porta ma a noi andava bene così e vedemmo per la prima volta la Serie A. Ti dico per la prima volta perché la precedente promozione la Salernitana l’aveva ottenuta cinquant’anni prima e per quelli della mia generazione fu la prima grande gioia.

…e quale dalla tristezza?

Sicuramente quella dell’anno dopo a Piacenza, perché tornammo subito in Serie B (l’1-1 finale condannò la Salernitana alla retrocessione, ndr). Ero allo stadio quel giorno e ricordo il ritorno a casa in macchina con il morale sotto i tacchi. Purtroppo però il “dramma” sportivo passò ben presto in secondo piano, perché ci fu la tragedia dell’incendio del treno dei tifosi di ritorno proprio da Piacenza in cui morirono quattro ragazzi giovanissimi. Quella partita fu anche “formativa” dal punto di vista umano, perché capii che di fronte a certi avvenimenti il calcio può e deve passare in secondo piano. Io all’epoca avevo quattordici anni e quella fu una lezione molto dura.

C’è un giocatore che più di altri hai amato e uno che più di altri ti ha deluso?

Alla prima domanda ti rispondo citando Giovanni Pisano, il bomber della Salernitana di metà anni ’90. Per quanto concerne le delusioni, ce ne sono state tantissime, ma se devo fare un nome ti dico quello di Alessio Cerci, attorno al quale si era creata grande attesa, anche perché in panchina c’era il suo mentore Ventura. Ma qui non riuscì mai a esprimersi per via degli infortuni. E pensare che era una di quelle notizie che avevo portato io e ne ero fiero…

Hai già trasmesso la passione granata al piccolo di famiglia?

Assolutamente! Gli ho già regalato la prima maglietta e quando aveva quaranta giorni l’ho portato, contro il volere di mia moglie, alla festa per i cento anni della Salernitana sul piazzale dell’Arechi. Spero che anche lui possa un giorno avere questa passione.

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Foto Bizzi