Indovina Chi – Olga Calissi: “Toti Sanzo mi mise la medaglia olimpica al collo, fu un momento indimenticabile”

Olga Calissi

Per Indovina Quiz oggi chiacchieriamo con Olga Calissi, che ci racconta, a partire da una foto di infanzia, il suo percorso nel mondo della scherma.

 

Lo scorso febbraio a Gudalajara Olga Rachele Calissi ha conquistato il suo primo podio in Coppa del Mondo. La fiorettista livornese è la protagonista della nuova puntata di “Indovina chi…”: a partire da una foto d’infanzia, ci racconta il suo primo incontro con la scherma e i motivi per cui non l’ha più lasciata.

Cosa puoi raccontarci di questa foto? Quando è stata scattata e che ricordi hai al riguardo?

Non ricordo quando è stata scattata questa foto, sicuramente durante una gara ma non ho molti ricordi a proposito, sono passati troppi anni!

Com’è nata la tua passione per la scherma?

In realtà mi sono avvicinata alla scherma perché da piccola, a cinque anni, mi ero rotta il braccio destro: avevo avuto una brutta operazione che rischiava di compromettere il nervo, quindi mi sono avvicinata a questo sport per questioni riabilitative. Poi mi è piaciuto, mi sono appassionata e l’ho fatto mio.

Qual è il primo ricordo che hai in pedana?

Il primo ricordo che ho in pedana è nella palestra del Perone Livorno, una palestra che adesso non esiste più, insieme al Maestro Curletto, che per la prima volta mi fece lezione. Quindi il primo ricordo è legato alla prima lezione con il fioretto di plastica che mi fece il Maestro Curletto.

E la gara più emozionante di quando eri bambina? Quella indimenticabile?

La gara più emozionante di quando ero bambina, che mi ricordo con maggiore affetto, è la gara che si disputava alla Bastia, in Corsica. La vinsi per ben due volte e fu la prima gara che feci perché in Francia era possibile partecipare alle competizioni con un’età inferiore rispetto all’Italia. Quindi l’unica possibilità, ai tempi, per far gareggiare i bambini molto piccoli era spostarsi in territorio francese. E quindi ricordo con piacere e con affetto la mia prima medaglia d’oro alla prima gara di scherma disputata. Un’altra gara molto emozionante è sicuramente il GPG, il campionato italiano a Rimini, che però mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca perché non sono mai riuscita a vincere! Sicuramente lo ricordo per le forti emozioni e per il competere per quella che, da bambino, consideri la gara più importante di tutte. Quindi fortissime emozioni ma un pizzico di rammarico per non essere salita sul gradino più alto del podio.

Che obiettivi ti ponevi quando hai iniziato? Immaginavi di arrivare dove sei ora?

Quando ho iniziato sicuramente e indiscutibilmente l’obiettivo era la medaglia olimpica fin da piccola, per me non esistevano altri tipi di medaglie. Qualsiasi sport facessi, io lo facevo per andare alle Olimpiadi. Anzi, per prendere la medaglia alle Olimpiadi. Quindi l’obiettivo era quello, che poi alla fine è rimasto lo stesso: un po’ si rimane bambini e si continuano quei percorsi. Immaginavo di arrivare dove sono ora, anzi: mi immaginavo anche un po’ più in là nel mio percorso. Però ognuno ha i propri tempi, per cui diciamo che sono esattamente sul percorso che mi porterà esattamente dove mi immaginavo da piccola. Su quello sono abbastanza certa, per lo meno ci sto mettendo tutto l’impegno possibile e immaginabile.

Chi era il tuo spadaccino preferito (reale o di fantasia) da bambina?

In realtà non ho mai vissuto di grandi miti, nemmeno quando ero bambina però mi ricordo di un momento particolare in cui incontrai Toti (Salvatore ndr) Sanzo, che mi mise la medaglia di Bronzo Olimpico al collo e per me è stato un momento abbastanza indimenticabile, al di là del fatto che non avessi un mito di schermidore in particolare. Però quello fu un bel momento.

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C’è mai stato un momento nella tua crescita in cui ti sei allontanata dalla scherma? Se sì, cosa ti ha spinto a tornare?

In realtà ho sempre continuato a fare scherma però mi sono allontanata dalla scherma pur continuando a farla: c’è stato un periodo nella mia vita un po’ più difficile e complicato, che mi ha portato lontano da un percorso regolare, senza allontanarmi dalla palestra però sicuramente è stato un momento nella vita in cui mi sono persa. Anche grazie alla scherma sono riuscita a uscirne. Quindi non ho smesso ma in un certo senso è come se lo avessi fatto. E poi ho ricominciato e la scherma è stata da quel momento la più grande palestra di vita oltre che il più grande aiuto per ritrovarmi.

Se potessi dare un consiglio alla Olga bambina quale sarebbe?

Se potessi dare un consiglio alla Olga bambina, sarebbe quello di non mettersi mai in seconda fila rispetto a nessuna situazione e a nessuna persona che incontrerà sulla sua strada.

E cosa direbbe la te stessa bambina alla te di oggi?

La me bambina direbbe alla me di oggi che il lavoro non è ancora concluso, che il sogno deve essere realizzato e quindi che non si può mollare, non si può indietreggiare nemmeno di un passo perché appunto questo sogno, che ora è un obiettivo, bisogna realizzarlo anche per portare rispetto alla Olga bambina, che quella cosa la voleva tantissimo.

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