Come si presenta l’Italia della scherma alle qualificazioni verso Parigi 2024

Scherma - I convocati dell'Italia per i Mondiali Cadetti e Giovani di Ryad

L’Italia si presenta al via di percorso di qualificazione della scherma a Parigi 2024 con le carte in regola per portare ai Giochi tutte e 6 le squadre. Il punto sui quartetti alla vigilia della partenza.

 

L’obiettivo minimo per l’Italia, alla vigilia della partenza (si spera) del cammino di qualificazione della scherma verso i Giochi Olimpici di Parigi 2024, è quello di ripetere quanto già successo a Tokyo. Ovvero qualificare tutte e sei le squadre per poter disporre del contingente massimo di atleti schierabili nelle singole prove. Un risultato che appare ampiamente alla portata dell’Italia. C’è un percorso sin qui fatto in Coppa del Mondo che parla chiaro, con tutti e 6 i quartetti capaci di centrare almeno una volta il podio in questo scorcio di stagione: una “piramide” che ha nel percorso netto delle fiorettiste il suo vertice e le solide basi fatte da squadre in grado costantemente di lottare per i quartieri alti delle classifiche.

Gli ingredienti? Innanzitutto un sapiente mix fra l’esperienza di campioni e campionesse con la loro dote di esperienza oltre che di titoli vinti e giovani che sono molto di più che una promessa per un roseo futuro. C’è poi il fattore  “profondità della rosa”, per prendere a prestito un termine calcistico: se i quartetti, almeno per questa fase iniziale, sembrano comunque chiusi, ciascun CT sa di poter contare su un pacchetto di alternative decisamente di alto livello . E in alcuni casi veri e propri problemi di sovrabbondanza. Si prenda ad esempio il solito fioretto femminile: Stefano Cerioni attende di recuperare Arianna Errigo, che dopo la maternità è pronta a rimettersi in corsa per giocarsi il Mondiale casalingo e, soprattutto, una nuova chance per mettersi finalmente al collo l’oro Olimpico individuale che la consacrerebbe definitivamente come una della più grandi interpreti della disciplina. Anche senza la muggiorese, il quartetto azzurro ha marciato a ritmi insostenibili per tutti: tre vittorie in altrettante uscite per Erica Cipressa, Martina Favaretto, Francesca Palumbo e Alice Volpi. A questo si aggiunge il fatto che sin qui sono state ben sette le italiane capaci di andare a podio individualmente in questa stagione, con Martina Batini (che sembra tornata al suo smalto migliore come dimostra anche la finale a 8 centrata a Busan), Camilla Mancini e Martina Sinigalia che si sono unite nella statistica alle colleghe precedentemente citate. Di fatto, il ct jesino può contare su due squadre complete ed entrambe altamente competitive.

Meno abbondanza ma coperta comunque decisamente lunga anche per quanto riguarda la squadra al maschile: l’ossatura rimane sempre quella del quartetto che l’anno scorso ha dominato la stagione chiudendo anche con la doppietta d’oro fra Europei e Mondiali. Filippo Macchi, esploso in questa annata, si candida ad essere alternativa a Guillaume Bianchi – che a Parigi ha comunque centrato il miglior risultato in carriera chiudendo al secondo posto -come quarto accanto agli inamovibili Alessio Foconi, Daniele Garozzo e Tommaso Marini. Il fiorettista pisano, che fra Parigi e Torino ha centrato un piazzamento negli otto e un secondo posto, ha già fatto il suo debutto in quartetto al Cairo (in questo caso al posto di Foconi) e potrà essere sicuramente un’opzione interessante per le prossime gare.

Scherma - L'Italia per il Grand Prix di fioretto di Busan

Stefano Cerioni osserva i suoi atleti in pedana: per il tecnico jesino c’è solo l’imbarazzo nella scelta sia al femminile che al maschile (foto: Alessandro Gennari/Pianeta Scherma)

Nella sciabola a far sorridere maggiormente Nicola Zanotti è al momento il settore femminile. Due secondi posti e un terzo posto in quattro gare di Coppa del Mondo e la sensazione di aver trovato la giusta quadra con Chiara Mormile a completare il quartetto assieme a Michela Battiston, Martina Criscio e Rossella Gregorio. La foggiana, in particolare, sta vivendo una stagione di grande livello sia sul piano individuale (su tutte, la vittoria di Orleans) quanto su quello della squadra: il tecnico livornese le ha affidato il delicato ruolo di chiusura e Martina ha risposto presente dando prova di solidità e affidabilità. Ma in genere, salvo qualche fisiologico passaggio a vuoto distribuito qua e là nel corso dei vari match, è la squadra a funzionare e in un contesto come quello della sciabola femminile dominato dall’equilibrio e dall’incertezza, poter contare su un gruppo solido e capace di remare unito nelle difficoltà è un bonus di non poco conto nella corsa che porta a un biglietto per i Giochi Olimpici dell’anno prossimo.

Più accidentato il cammino del quartetto maschile, complice anche gli acciacchi che hanno rallentato Luigi Samele. Il secondo posto di Padova, miglior risultato della stagione ottenuto peraltro senza il foggiano, ha comunque dimostrato che il sapiente mix fra esperienza (lo stesso Samele e Luca Curatoli) e gioventù di talento (si veda alla voce Michele Gallo e Pietro Torre) funziona. E che dietro ci sono comunque alternative pronte a entrare in gioco e dare il loro contributo in caso di bisogno, come ad esempio ha fatto Matteo Neri proprio a Padova con un parziale ai danni di Bongil Gu poi rivelatosi decisivo ai fini della vittoria nell’assalto contro la Corea. Il tutto senza dimenticare Enrico Berré, colonna dell’Italia vice-campione Olimpica a Tokyo 2020, che continua la sua preparazione per ritrovare la miglior forma dopo il grave infortunio al ginocchi patito nel 2022 e il problema fisico che lo ha costretto a un nuovo stop nel Grand Prix di Tunisi lo scorso gennaio.

Scherma - Sciabola femminile: Italia ottava a squadre a Tashkent

Tre podi per le azzurre della sciabola femminile: due secondi posti – Algeri e St. Niklaas – e un terzo posto ad Atene il bottino sin qui ottenuto da Rossella Gregorio, Martina Criscio, Michela Battiston e Chiara Mormile (Foto: Alegni/BizziTeam)

Idee chiare anche per Dario Chiadò e i due quartetti della spada con cui dare la caccia al passo Olimpico. Come nelle altre armi, anche in quella non convenzionale le gerarchie iniziali sembrano definite, ma come i colleghi Cerioni e Zanotti, anche il tecnico torinese può fare affidamento su valide alternative in caso di bisogno ma anche per tenere alta la guardia dei “titolarissimi” (e “titolarissime”) in squadra. Al femminile si riparte dalla solita formazione composta da Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria e Alberta Santuccio. Un quartetto capace negli ultimi due anni di fruttare all’Italia un bronzo Olimpico e due argenti fra Europei e Mondiali nel 2022, e già un paio di piazzamenti sul podio in questo scorcio di stagione 2022/2023. A cui si aggiunge la vittoria di Tallinn, conquistata con un quartetto rimaneggiato in cui Santuccio e Navarria sono state sostituite da Roberta Marzani e Giulia Rizzi. Proprio la friulana, che a Vancouver ha centrato la sua prima vittoria in una tappa di Coppa del Mondo, spinge da dietro alla ricerca di un posto in squadra sognando di giocarsi le sue chance olimpiche proprio nella città che da qualche anno è diventata sua casa.

Situazione simile al maschile. L’idea di Chiadò è quella di ripartire dal quartetto che lo scorso anno si è ripreso il titolo Europeo ed è andato a un soffio dal vincere anche il Mondiale, anche se gli infortuni e i problemi fisici – quelli che hanno ad esempio rallentato l’avvio stagionale di Federico Vismara – rischiano di scombinare i piani del ct della spada. Ad ogni modo Andrea Santarelli è già in netto recupero dopo il serio infortunio alla caviglia rimediato a Budapest, al punto che il nome dell’umbro compare già nella entry list del prossimo Grand Prix di Calì in programma a cavallo del primo maggio. Il primo appuntamento per la qualificazione olimpica a squadre è comunque fissato a fine maggio, con la tappa di Istanbul che sostituisce l’annullato Challenge Monal e quindi c’è tutto il tempo per ritrovare la miglior forma in vista delle gare decisive. 

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Foto Bizzi