Chanbara e Lightsaber Fencing, dietro le quinte del gruppo di lavoro FIS

Chanbara

 

La scherma evolve e abbraccia nuove declinazioni e sfumature, sempre nell’ottica della condivisione e del reciproco arricchimento. Nasce così il Gruppo di Lavoro federale Chanbara e Lightsaber Fencing, con referente il Vicepresidente vicario Daniele Garozzo. Ma di che cosa parliamo, quando nominiamo queste due discipline? Abbiamo cercato di chiarirci le idee insieme a Daniele Garozzo e a Massimiliano Andreani, Maestro di Chanbara e membro della commissione creata dalla Federazione. Daniele ci ha illustrato obiettivi e aspettative del Gruppo di Lavoro che si occupa di guidare, mentre Massimiliano ci ha accompagnato addentro la disciplina del Chanbara.

Daniele, presiedi la commissione Chanbara e Lightsaber Fencing della FIS: di cosa si occupa e come state organizzando il lavoro?


Il gruppo di lavoro è diviso in due, uno per il Chanbara e uno per il Lightsaber Fencing: abbiamo preferito dividere le cose per renderle un po’ più precise. In questa prima fase stiamo cercando di comprendere come unire le forze tra la Federazione Italiana Scherma e le due associazioni dentro le quali si sviluppa tutto il mondo del Chanbara per riuscire a radunarle tutte sotto l’egida della FIS ed evitare così quelle divisioni che purtroppo ci indeboliscono e che, soprattutto in un mondo piccolo come il nostro, possono danneggiarci. L’obiettivo è cercare prima di tutto una comunione di intenti tra le varie parti coinvolte e poi cercare di sviluppare lo sport, farlo crescere e farlo conoscere di più. Il Chanbara è di fatto una forma di scherma, diversa ovviamente e di estrazione orientale, dove era usata come propedeutica all’arte del Samurai. Siamo convinti che, crescendo una disciplina vicina alla scherma, ci potrà essere un beneficio sia per la scherma che per il Chanbara.

Per quanto riguarda il Lightsaber Fencing, come viene inteso nella sperimentazione della Federazione?

Il Lightsaber Fencing riguarda le spade laser, prende ispirazione dal mondo di Star Wars e stiamo imparando a conoscere questo sport attraverso delle prime visite alle attività, per comprendere come poter attivare un percorso simile a quello intrapreso con il Chanbara. Per quanto riguarda il Lightsaber Fencing è prevista una gara il 5 e il 6 aprile a Milano, la loro gara principale dell’anno con circa 200 partecipanti: noi manderemo degli osservatori, così come abbiamo già fatto con il Chanbara, per riuscire a comprendere meglio il loro sport e capire definitivamente se è uno sport che può sposarsi col nostro, cosa di cui io sono fermamente convinto.

In che modo, secondo te, Chanbara e Lighsaber Fencing si integrano con la scherma sportiva, quali sono i punti di contatto?

Alla fine, se ci pensiamo, il gioco è lo stesso: colpire senza essere colpiti. In un modo diverso rispetto alla scherma olimpica, certo, ad esempio il mio modo di tirare da atleta era forse l’opposto (ride). Nel Lightsaber si va oltre l’aspetto sportivo e ci troviamo di fronte quasi a una forma d’arte: c’è molta cura nei costumi, ad esempio, è molto accentuata la componente di spettacolo. Il Chanbara è in un certo senso più semplice sotto questo aspetto: ricalca le arti marziali e le arti della guerra, dalle quali la scherma nasce. Spirito ed estrazione, in fondo, sono esattamente gli stessi.

Quali sono gli obiettivi a stretto giro della commissione?

Io sono convinto che dobbiamo in qualche modo farci forza a vicenda: quando un bambino smette di fare scherma, l’obiettivo per me è magari fargli provare il Lightsaber Fencing o il Chanbara. E viceversa. Il processo che questa Federazione vuole innescare è proprio questo, un processo circolare e di interscambio, che permetta alla nostra comunità di essere sempre più forte e sempre più solida.

Prevedete dei momenti di formazione per i Maestri di scherma tradizionale nell’ambito di Chanbara e Lightsaber Fencing?

Per adesso non abbiamo contemplato l’idea, quantomeno non in forma obbligatoria. Ovviamente nel tempo è possibile che verranno strutturati dei momenti di conoscenza, più che di formazione in senso stretto.

Nella prossima stagione possiamo aspettarci altri appuntamenti in questi due ambiti? Puoi anticiparci qualcosa?

Assolutamente sì! Adesso ci troviamo in una prima fase molto interlocutoria: dobbiamo capire come strutturare un calendario comune e, una volta fatto questo, immaginiamo appunto un calendario di Chanbara in cui la FIS fa da garante per le varie parti. Lo stesso discorso non credo vada fatto per il Lightsaber Fencing, perché ha già un’organizzazione molto ben definita sotto l’egida dell’Associazione Ludosport e la cui pratica è già abbastanza diffuso come sport.

Lightsaber Fencing

Dopo aver ringraziato e salutato Daniele Garozzo, abbiamo quindi raggiunto Massimiliano Andreani, per farci spiegare il Chanbara e il suo mondo da una persona che conosce a fondo la disciplina.

Massimiliano, qual è la tua esperienza nel Chanbara e come è iniziata questa passione?

Io parto come artista marziale di Karate e Spada Giapponese. Ho scoperto il Chanbara perché, venendo da arti molto tradizionali, ero in cerca di qualcosa che potesse interessare i giovani. Mi sono così avvicinato al Chanbara e, nel 2016, ho avuto la possibilità di seguire un corso di formazione: mi sono appassionato subito, ne ho colto il potenziale e, quando ho avuto la possibilità di vedere degli agonisti all’opera, mi sono reso conto che il livello era estremamente tecnico. Mi sono appassionato, in particolare, per le molte potenzialità che offre a livello di formazione motoria e per il lavoro con le disabilità.

Come descriveresti il Chanbara a una persona che non lo conosce?

Lo descriverei come una scherma con spade di spugna estremamente dinamica: il fatto che si disponga di un’area quadrata, come i tatami delle arti marziali, conferisce molta più mobilità e libertà rispetto ad esempio al Kendo o alla Scherma. Questo vuol dire che si lavora molto sul timing, che poi è fondamentale anche nella scherma, ma anche sulla distanza e sugli angoli di entrata, esattamente come si fa con la Spada Giapponese. La definirei, volendo restare sul semplice, una scherma giapponese, insomma.

Il 30 marzo 2025, a Piacenza, si è svolta la 3^ prova sperimentale FIS di Chanbara: come sta procedendo la sperimentazione?

La sperimentazione sta progredendo bene: il Chanbara è una realtà già abituata a fare gare e organizzata da oltre vent’anni. Sono attualmente allo studio dei regolamenti sperimentali per rendere le competizioni più dinamiche e, magari, più comprensibili per il pubblico. Il Chanbara è composto da diverse discipline, si spazia dalla spada corta alla spada lunga, dalle due spade a spada e scudo. Un continuo cambio di categorie, anche per gli atleti, potrebbe essere complicato e meno avvincente per il pubblico: stiamo quindi ragionando sulla possibilità di snellire le competizioni, anche per tagliare i costi. Personalmente, sono fautore di una visione “inclusiva” del Chanbara: secondo me, è un’ottima propedeutica sia nelle scuole sia con ragazzi che hanno determinate problematiche. In questo, nella mia esperienza, sto vedendo molti risultati incoraggianti e spero che l’apporto della FIS porti sempre maggiore professionalità nel settore tecnico.

Che tipo di interscambio si crea, nella tua esperienza, tra Chanbara e scherma sportiva?

Il Chanbara può portare una dimensione ludica, permette a tutti di praticare e in ogni luogo: mi piacerebbe portare le persone a fare scherma nei parchi e in tutti i tipi di contesto. Lo scambio più importante, inoltre, avviene sul piano della preparazione fisica: il Chanbara potrebbe diventare, per la scherma, un aumento del bagaglio di base, da portare anche nelle scuole, con pochissima spesa per individuare chi ha i prerequisiti per diventare uno schermidore.

Quali saranno gli ultimi appuntamenti per la stagione in corso?

Abbiamo in mente diversi appuntamenti perché, a livello di promozione, siamo molto attivi. Stiamo anche partendo con un discorso di formazione e diffusione all’interno degli Enti di Promozione Sportiva. Il lato positivo del Chanbara, secondo me, è che permette di organizzare eventi non per forza all’interno dei palazzetti dello sport: da questo punto di vista, la stagione estiva potrebbe senz’altro essere quella del Chanbara.

 

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