CapolavORO! Dieci anni dopo Mosca, l’Italia è ancora sul tetto del Mondo nella sciabola maschile

Sciabola maschile: Italia campione del Mondo a squadre a Tbilisi

 

Aveva 21 anni Luca Curatoli quando, allora giovane talento della sciabola italiana, centrava il titolo Mondiale a squadre sulle pedane di Mosca assieme ad Enrico Berrè, Aldo Montano e Diego Occhiuzzi. Dieci anni dopo, il napoletano è capitano di una squadra giovane e di talento che per la prima volta nella storia riesce a sfatare lo storico tabù Ungheria in una finale iridata. Sua la firma in calce all’oro di Tbilisi, una chirurgica uscita in tempo su un attacco di Rabb che vale gioco, partita, incontro e un biglietto per il gradino più alto del podio. La pennellata finale su una cavalcata iniziata ieri contro la Thailandia e che, assalto dopo assalto, ha iniziato ad assumere i contorni dell’occasione da cogliere al volo. E fra le doti dei campioni, c’è anche quella di saper fiutare i segnali provenienti da una gara pazza in cui la Polonia prima e il Giappone poi sparigliano le carte, mettendo fuori gioco chi gli Stati Uniti chi la Corea. E se dall’altra parte del tabellone arriva la lieta novella della caduta di un’altra testa importante come quella della Francia (battuta dalla Romania poi medaglia di bronzo), è il segnale che il pensiero stupendo di tornare lassù in cima può diventare qualcosa di tremendamente concreto.

Archiviato il successo contro la Germania agli ottavi di finale, Luca Curatoli, Michele Gallo, Matteo Neri e Pietro Torre hanno continuato implacabili il loro percorso. Può opporre poca resistenza la Polonia, che alza bandiera bianca sul 45-28, arriva a 36 il Giappone che spaventa gli Azzurri solo nel penultimo assalto quando ormai però l’esito del match è incanalato verso la vittoria dei ragazzi di Andrea Terenzio, che un anno dopo il titolo Olimpico alla guida dell’Ucraina femminile, tramuta ancora una volta in oro quel che tocca.

L’ultimo ostacolo si chiama Ungheria. Un’avversaria mai battuta in sette precedenti iridati e che lo scorso mese a Genova aveva rovinato la festa all’Italia vincendo il titolo a domicilio. Da quell’argento, però, Curatoli e compagni hanno tratto fiducia e motivazioni per la prova iridata. E come il più classico dei piatti freddo, ecco servita la vendetta sul palcoscenico più prestigioso. La partenza a razzo dell’Ungheria, che dopo le prime due frazioni si porta sul 10-4, è prontamente vanificata dal parzialone di Michele Gallo: 11-4 senza appello a Csanad Gemesi e punteggio ribaltato. Gli ungheresi provano a rialzare la testa guidati da Szilagyi (6-2 su Neri), ma alla quinta frazione ecco l’8-2 di Curatoli che sposta totalmente l’inerzia dell’assalto. Gallo, assoluto mattatore della finale, e Torre scavano ulteriormente il gap, consegnando a Curatoli il testimone per la chiusura con un robusto più 10 da gestire.

La mini frazione la vince Rabb, ma alla fine quello è solo un dato statistico. Perché la stoccata più importante, quella del 45-37 su cui cala il sipario, la trova Curatoli. Il ponte generazionale che lega Mosca a Tbilisi e due titoli Mondiali arrivati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro.

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Foto Eva Pavia/Bizzi Team