Io comincio da qui

Il bronzo di Kazan come un punto di partenza. Enrico Garozzo non vuole fermarsi. E già pensa a Rio.

 

Per due volte aveva sentito l’odore del bronzo, lasciandoselo sfuggire per una stoccata ai Mondiali del 2010 e agli Europei del 2013. Enrico Garozzo è cresciuto, nelle convinzioni e nella tecnica, e si è preso quella medaglia che da anni aspettava. Classe 1989, con tanta carriera davanti, può già parlare da campione e leader di una squadra, quella azzurra, che dal 2015 cercherà la qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Pianeta Scherma l’ha disturbato durante le sue vacanze per chiedergli come ci si sente con una medaglia mondiale al collo.

Finalmente una medaglia importante. C’eri andato vicino due volte, stavolta te la sei presa. Durante la gara hai pensato alle occasioni perse in passato? Ti hanno influenzato? 
Finalmente è arrivata!!! E non voglio che sia un punto di arrivo, deve essere un punto di partenza. Mi sentivo mentalmente pronto, come dicevo già da inizio stagione. Ho imparato molto dagli errori fatti in passato e voglio continuare a migliorarmi. Qui, a questi livelli, servono i dettagli per vincere, e voglio continuare a limarli. Il mio maestro ne ha individuati dal punto di vista tecnico, il mio preparatore dal punto di vista atletico e io alcuni aspetti di atteggiamento.

Cosa hai provato quando hai scoperto che l’assalto per la medaglia l’avresti tirato contro l’estone Priinits e non contro Fabian Kauter? 
Inutile dire che ovviamente è stato meglio incontrare Priinits piuttosto che Kauter. Ma non avevo per nulla paura. Chi mi ha seguito ed è stato accanto quel giorno sa che avevo un ritornello che mi ripetevo per darmi la carica: «Spero che tutti gli avversari migliori dalla mia parte di tabellone vincano perché voglio conquistarmi la medaglia contro di loro. Sono io che devo meritarla». Tra l’altro con Fabian ci conosciamo molto bene sia dentro che fuori la pedana. È uno degli atleti elvetici che mi è stato più vicino nell’anno in cui mi sono allenato in Svizzera per seguire Angelo Mazzoni. Sarebbe stato senz’altro un assalto diverso. Ma ripeto, non avevo paura.

Non è la prima volta che dopo una grande gara ti fermi davanti a uno spadista coreano. Ti sono particolarmente indigesti? Perché? 
Premetto che con Park Kyoungdoo non avevo mai perso prima della semifinale del mondiale. Analizzando le due situazioni in cui mi sono ritrovato due atleti bassi molto rapidi e con un ritmo molto intenso sin dall’inizio dell’incontro, e quindi mi riferisco alla finale di Doha e a questa semifinale, ci sono delle analogie. Ho avuto tutte due le volte nella prima parte dell’assalto difficoltà nel seguire questo ritmo non dal punto di vista fisico, ma dell’attenzione. Ecco,questo è un aspetto da migliorare.

Come è stato tornare a casa, ad Acireale, con una medaglia di bronzo? 
È stato molto bello perché ho potuto festeggiare con la mia famiglia e i miei amici. Dopo tanto lavoro e sacrificio me la voglio godere con loro. Ho già iniziato a festeggiare dal giorno del mio rientro offrendo agli amici una serata in un bel locale sul mare a Taormina. Ma avendo ricevuto una cazziata dalla fidanzata di mio fratello, Dada, per aver festeggiato in loro assenza, dovrò farmi perdonare!! Ma lo farò molto volentieri!!

Pensi che questo risultato possa darti maggiore convinzione per la prossima stagione? 
Questa medaglia è stata la consacrazione che tanto aspettavo dopo due stagioni di livello altissimo. Sicuramente mi dà ancora più convinzione e fiducia nei miei mezzi.

Nella gara a squadre siete usciti ai quarti di finale. Cosa non ha funzionato? 
Siamo una squadra che attualmente non è la più forte del mondo, ma tra le più forti. E nel corso della stagione lo abbiamo dimostrato vincendo anche una gara. Il quarto di finale contro la Francia è stato un assalto molto tirato quasi fino alla fine, eravamo sotto di una stoccata all’inizio dell’ultimo giro. Poi qualcosa non ha funzionato, per colpa nostra, come avrebbe dovuto. Siamo ancora un gradino sotto la Francia. Quindi perdere contro di loro ci sta. Ma guardando il lato positivo ognuno di noi sta imparando a svolgere il proprio ruolo all’interno di questa squadra. Io e Paolo abbiamo il compito di aiutare i due più piccoli che stanno crescendo e che saranno sempre più pronti per questi palcoscenici. La qualificazione sta per iniziare e noi saremo pronti. Comunque, per chiudere, vorrei ricordare che siamo numero 4 del ranking mondiale a squadre.

In questo momento è la Francia la squadra più forte del mondo nella spada maschile? 
Sì, la Francia è la più forte. Ed è anche quella che per caratteristiche tecniche degli atleti che la compongono ci mette più in difficoltà. Possono schierare quattro atleti da top 16 mondiale. E nessun altro può permettersi di lasciare fuori, a giro e in base alle strategie, uno tra Grumier, Luceney, Jerent o Robeiri.

Che sensazioni hai in vista delle qualificazioni olimpiche?
Come ho detto prima, noi saremo prontissimi per quella data. Abbiamo iniziato a lavorare con quell’obbiettivo in testa da due anni a questa parte. Ora, finite le vacanze, torneremo più vogliosi di prima a colmare il gap che ci divide ancora dalla Francia.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Augusto Bizzi per Federscherma

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