Isabella Fuccaro: «Volevo questo podio con tutta me stessa»

Ha vinto un argento pesantissimo nella sua Cagliari. Spinta dal pubblico di casa sua. Storia, pensieri e parole della prima sarda su un podio di un Campionato Italiano di scherma da 40 anni a questa parte.

 

La sala dell’Accademia d’Armi Athos di Cagliari non ha pedane. Le due di proprietà della società sono in un magazzino, perché quella è la palestra di una scuola primaria ed è condivisa con altri sport. Ci sono quattro rulli e due apparecchi segna punti, un piccolo cortile dove correre per riscaldarsi, e tre giorni a settimana per allenarsi. Eppure, in quella palestra, c’è una vicecampionessa italiana di spada. Bisogna partire da qui, da una realtà difficile e periferica come quella sarda, per capire il peso specifico dell’argento di Isabella Fuccaro ai campionati Italiani Cadetti di Cagliari. Bisogna partire da qui per raccontare una storia dove il talento è un affare di famiglia. Perché Isabella ha un fratello, Roberto, che ad aprile è stato bronzo nella spada agli Italiani Under 23, e un altro, Maurizio, che da Gpg ha infilato più di un podio, prima di cedere agli infortuni e diventare istruttore. Ora è lui ad allenare Isabella, portando a compimento un percorso di crescita che dal dominio nelle gare regionali è approdato ai massimi livelli della scherma under 17 nazionale.
A Cagliari non si disputava una gara così importante da 20 anni. Da circa 40 anni un sardo non saliva su un podio in una gara che assegnasse un titolo di campione italiano. Quel 13 maggio, al PalaRockfeller, il titolo di campionessa italiana Cadette è andato meritatamente a Gaia Traditi, mentre il pubblico gridava “Isa Isa Isa”. Un pubblico fatto di amici, curiosi, e rivali di tante gare. Tutti a incitare quella ragazza dal sorriso timido e con una parata di terza insidiosissima. Quella ragazza che, quel giorno, ha rappresentato tutta un’isola che sgomita per ritagliarsi il suo posto al sole nella scherma che conta.

Com’è stato gareggiare in casa, col pubblico che faceva il tifo per te?

All’inizio l’ho sentito molto, ero un po’ sotto pressione. Ho tirato male il girone, anche perché non ero abituata a tutto questo. Ma è stato bello: c’erano i miei amici e non tutti conoscono il mio sport, quindi per loro vedermi tirare in una gara così importante significava tanto.

Poi però sei stata capace di trasformare questa pressione in energia positiva.

Sì. Dopo il girone ho ripreso la concentrazione ascoltando musica. Lo faccio sempre. Quando mi riscaldo e dopo il girone per 5-10 minuti. Durante le dirette no, lì ascolto il mio tecnico Maurizio, che è anche mio fratello. Poi la ascolto di nuovo a fine gara, comunque sia andata.

Che musica ascolti? Hai una playlist per le gare?

Un po’ di tutto: rap, pop, musica italiana e straniera. Non ho una playlist, mando in play il lettore e basta.

Pare che abbia funzionato anche stavolta…

Sì, sono felice. Davvero. Le dirette sono andate bene, con pochi passaggi a vuoto, in particolare ai quarti con Claudia Lombardi, quando mi sono trovata sotto ma ho saputo recuperare. Però potevo fare meglio. Potevo tirare meglio la semifinale e anche in finale potevo farcela. Gaia Traditi è fortissima, mi piace molto come tira, ma io ero morta, soffrivo i crampi e la tensione.

Cosa avresti voluto fare meglio?

Potevo mettere più fuetti, per esempio. È un colpo che mi piace molto, è spettacolare, e vorrei migliorarlo ancora.

Quali sono le tue stoccate preferite?

Al piede, alla mano in generale.

Un anno fa, quando hai saputo che nella tua città si sarebbero tenuti i Campionati Italiani Cadetti e Giovani, cosa hai pensato?

Il primo pensiero è stato qualificarmi. C’ero già riuscita al primo anno Cadetti, sapevo di potercela fare di nuovo. Stavolta era quasi un obbligo. La prima gara è andata male, da allora mi sono allenata con una voglia e un impegno sempre maggiori. A ogni gara pensavo alla qualifica, il resto era secondario. Alla fine sono riuscita a qualificarmi tra le Cadette e tra le Giovani.

Una volta qualificata quale era il tuo obiettivo minimo?

Sinceramente puntavo al podio e solo a quello, una finale a otto non mi sarebbe bastata, ci sarei rimasta male. In allenamento e nelle altre gare avevo capito che valevo un podio.

E quando il podio è arrivato cosa hai provato?

Stavo per piangere, ma mi sono ricomposta subito. Avevo raggiunto il mio obiettivo, è vero, ma avevo ancora una gara da disputare. Un assalto almeno, forse due. Volevo arrivare fino in fondo. Non ho pianto, mi sono calmanta, e sono tornata in pedana per la semifinale contro Emma Giannini.

Non hai pianto, ma l’emozione era evidente nei tuoi occhi. Mentre eri a centro pedana, prima dell’inizio della semifinale, guardavi il pubblico e sorridevi.

Sì, vedevo tutti i miei amici e gli avversari di tutte le gare regionali. Erano tutti lì a fare il tifo per me ed è stato emozionante. Poi però ho preso consapevolezza di me stessa. Quando ero sotto 14-13, Maurizio mi ha detto che potevo ancora farcela. Ho creduto in lui e in me stessa, e ce l’ho fatta.

Cosa significa allenarti con tuo fratello?

Ormai sono 4 anni che è lui a darmi lezione. Ci sono abituata, ma è un rapporto diverso da quello che si crea normalmente con un maestro. Viviamo la quotidianità insieme anche fuori dalla palestra, ci conosciamo perfettamente, lui sa cosa mi dà fastidio io so cosa dà fastidio a lui. Emotivamente siamo entrambi più coinvolti, anche se in gara cerchiamo di dimenticarci che siamo fratelli. In quel momento lui è il mio tecnico e io la sua allieva, mettere troppe emozioni in pedana non ci farebbe bene.

Maurizio è anche un mancino. Ci sono atleti che hanno qualche difficoltà in più a tirare coi mancini, tu come ti trovi?

Molte volte nemmeno me ne accorgo proprio perché ci sono abituata dalla lezione. È anche così che ho sviluppato la mia parata di terza, una dei miei colpi migliori.

Ti alleni nella palestra di una scuola, senza pedane, ma soprattutto solo tre giorni a settimana. Questo ti penalizza nei confronti delle tue avversarie?

Penso di sì. Vengo qua tre giorni alla settimana, faccio 3-4 ore al giorno, non posso fare troppa preparazione perché poi avrei poco tempo per la lezione e gli assalti. Così a volte vado a correre da sola al Poetto. Ma mi rendo conto che quando arrivo nelle otto in gare con 200 atlete sono molto stanca.

L’anno prossimo sarà il tuo primo da Giovane. Che obiettivi hai?

Intanto qualificarmi per gli Italiani: l’ho fatto quest’anno, devo farlo anche l’anno prossimo. Poi mi piacerebbe entrare almeno nelle 16. Il livello è molto alto, ci sono ragazze del 1999 e del 1998 che sono fortissime, per il primo anno non sarebbe male entrare nelle 16.

Hai iniziato a tirare con un maestro che non c’è più, Raffaele Zicca. Lui ti ha accompagnato nelle tue prime gare da Gpg. Ci pensi ancora?

Ci penso ogni tanto, sì, perché è quello che mi ha portato ad amare la scherma. Lui mi ha insegnato la terza e a cercare il bersaglio avanzato, ma prima di tutto mi ha insegnato il rispetto per l’avversario. Anche Maurizio l’ha avuto come maestro, e per certe cose me lo ricorda.

Al termine della finale con Gaia Traditi, tra di voi c’è stato un abbraccio.

Sì, è stato bello, in amicizia. Anche lei mi ha detto di esser rimasta colpita dall’atmosfera, dal tifo che c’era per me. Ci conosciamo da un po’, io penso che lei sia forte, non so se lei pensi lo stesso di me ma spero di sì. Ha meritato di vincere il titolo italiano.

 

Twitter: GabrieleLippi1

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Foto di Trifiletti/Bizzi per Federscherma

 

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