Storie Olimpiche – L’ultima apoteosi Olimpica del Dream Team

Battendo in finale la Russia, il Dream Team di fioretto femminile conquista la medaglia d’oro a squadre dopo la tripletta all’individuale.

 

«Meglio perdere adesso che tra un anno»Parola di Valentina Vezzali. La Russia ha da poco vinto la medaglia d’oro a squadre nella prova di fioretto femminile ai Mondiali di Catania, dopo una clamorosa rimonta di Larisa Korobeynikova proprio contro la più forte fiorettista di tutti i tempi. La stagione successiva, quella che sarebbe poi culminata con le Olimpiadi di Londra, vede il Dream Team dominare in lungo e in largo le gare a squadre, con tanto di oro agli Europei di Legnano. Sul calendario delle azzurre, però, sono segnati un luogo e una data ben precise…

Londra, 2 agosto 2012

Quattro giorni. Tanti sono passati da quando Elisa Di Francisca, Arianna Errigo e Valentina Vezzali hanno scritto una leggendaria pagina di sport colorando interamente il podio della prova individuale. Sono loro, assieme a Ilaria Salvatori, le grandi favorite anche per la gara a squadre. Una missione dai tanti significati per le ragazze di Cerioni: innanzitutto, vendicare la sconfitta dell’anno prima a Catania e mettere il sigillo su una stagione che fino a quel punto era stata trionfale. E poi, riannodare il filo del trionfo a Cinque Cerchi che si era interrotto, sempre per mano della solita Russia, quattro anni prima a Pechino dopo il filotto fra Barcellona, Atlanta e Sidney: azzurre sconfitte in semifinale alla priorità e alla fine “solo” di bronzo.

L’esordio, ai quarti di finale contro la Gran Bretagna  è poco più di una formalità:45-14. Piccola parentesi: nella squadra padrona di casa c’è una ragazza milanese, Martina Emanuel, che ha scelto di gareggiare per Sua Maestà sfruttando il passaporto della mamma inglese. Per lei, però, niente “derby”, ma solo uno scampolo di assalto contro il Giappone nell’assalto valido per il settimo posto.

Ma torniamo alla nostra storia. Sistemata la prima pratica, ad attendere le azzurre in semifinale c’è la Francia. Un mese prima le due squadre si erano trovate faccia a faccia a Legnano per la finale degli Europei. 45-28 Italia e medaglia d’oro al collo di Vezzali e compagne. A Londra la storia non cambia. Anzi, se possibile le cose per le transalpine vanno ancora peggio:  l’assalto, di fatto, è una poderosa dimostrazione di forza da parte del Dream Team. Il tabellino finale recita 45-22. «Hanno paura di noi perché individualmente siamo più forti» aveva dichiarato alla vigilia Astird Guyart. Con il senno di poi, non la più riuscita delle affermazioni.

Dall’altra parte del tabellone, anche la Russia procede spedita il suo cammino. Inna Deriglazova, Aida Shanaeva, Larisa Korobeynikova e Kamila Gafourzianova passeggiano contro il Giappone ai quarti di finale (45-17) e con altrettanta facilità si impongono sulla Corea in semifinale. Tutto è perfettamente apparecchiato per la sfida più attesa.

Flash forward. Valentina Vezzali è in ginocchio, la maschera volata via. Urla contro il cielo e bacia la pedana, prima di venire travolta dalle sua compagne di squadra per dare il via ufficiale alla festa. Del resto che sarebbe finita così lo si era già capito all’alba dell’ultima tornata di assalti: Italia 30, Russia 12. Serviva solo la certificazione ufficiale, firmata dalla Vezzali contro la stessa Korobeynikova che l’anno prima l’aveva rimontata in quel modo clamoroso ma che quel giorno all’Excel Center ha subito la legge della più forti.

O delle più forti. Di un’orchestra perfettamente accordata per eseguire a memoria lo spartito. In cui anche Ilaria Salvatori si guadagna meritata gloria e medaglia che in caso contrario, qualora non fosse scesa in pedana, non le sarebbe spettata. La frascatana entra nel settimo match. Il 5-9 preso da Shanaeva è materiale solo per le statistiche e forse condizionato dalla tensione del momento. Perché nel frattempo l’Italia aveva scavato il solco decisivo permettendo al ct Stefano Cerioni di onorare la promessa fattale la sera prima: se le azzurre alla vigilia dell’ultimo giro si fossero trovate con un cospicuo vantaggio, Ilaria sarebbe entrata al posto di Arianna Errigo. Detto e fatto.

Lo stato di grazia di Elisa Di Francisca, la voglia di oro di Arianna Errigo dopo che aveva visto sfuggire via nel modo più incredibile l’apoteosi individuale, l’insaziabile appetito di Valentina Vezzali, il desiderio di Ilaria Salvatori di coronare nel modo migliore il suo percorso schermistico. E, ancora, il ricordo fresco di Catania 2011 e quello lasciato covare sotto la cenere ma sempre vivo di Pechino 2008 e di quella contestatissima semifinale.

Troppo perché il fortino russo potesse pensare di resistere all’ondata. Troppo per provare anche solo a pensare un finale differente da quello scritto dal Dream Team azzurro sulle pedane dell’Excel Center di Londra.

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