Loreta Gulotta: “Grazie scherma, mi hai fatto conoscere la vera me!”

La sciabolatrice siciliana ha chiuso ieri la sua carriera agonistica agli Assoluti di Napoli e ora si dedicherà all’insegnamento. Con lei abbiamo ripercorso la sua carriera fra trionfi e delusioni. E una missione da compiere: fare in modo che ogni suo allievo possa esprimersi per quella che è la sua personalità.

 

Napoli, Assoluti a squadre 2021. Loreta Gulotta ha appena concluso la sua frazione e si appresta a passare il testimone a Irene Vecchi per mettere la firma sul terzo posto delle Fiamme Gialle nella gara a squadre. La livornese abbraccia la compagna mentre Loreta sembra non volersi separare da quel rullo a cui si è legata tantissime volte nel corso della sua carriera su cui sta per calare definitivamente il sipario. “Io e te sappiamo di cosa si tratta”, ha scritto la Gulotta rivolto alla compagna di mille battaglie postando sui social lo scatto del momento immortalato da Augusto Bizzi.

Ma ora che questa importante pagina si è conclusa, Loreta da Castelvetrano è pronta a una nuova sfida. Non più sopra una pedana, con l’adrenalina a mille in attesa dell’ “a voi” dell’arbitro. Ma dal fondo di essa, come Maestro.  Ci sono nuove leve da formare, come atleti ma in primis come persone. Perché questa è la visione della scherma secondo Loreta Gulotta, quella di uno strumento per plasmare il carattere e la personalità di ciascuno di noi, affinché si arrivi a esprimersi in piena libertà in uno spazio lungo 14 metri e largo uno e mezzo.

(Foto: Bizzi)

Loreta, partiamo dalla fine della storia e dal tuo ultimo assalto a Napoli. Smaltite le emozioni?

Mamma mia! In realtà è qualche mese che le sto smaltendo. Nel senso che fin ogni volta che con l’avvicinarsi della gara ci pensavo al fatto che sarebbe stata l’ultima, il groppo alla gola veniva. Ieri ho chiuso veramente ed è stata un’emozione che fatico a raccontarti, perché tutti sono stati veramente molto carini nei miei confronti. Bellissimo!

La tua è stata una carriera lunghissima, ricca di momenti emozionanti nel bene come nel male. Dovessi sceglierne alcuni, quali prenderesti?

Sceglierei la qualificazione alle Olimpiadi di Rio. Un po’ perché ho forse espresso la mia scherma migliore, scoprendomi fortissima nella gara a squadre e mettendo giù parziali fuori da ogni logica (ride, ndr); ma soprattutto per noi è stata una rivincita perché in pochi credevano nella squadra di sciabola femminile e abbiamo fatto qualcosa di grande. Ma poi ti direi anche le stesse Olimpiadi, malgrado l’amaro quarto posto: tutti ci davano per ultime e invece… Peraltro eravamo almeno da medaglia d’argento e ci vorranno almeno cinquant’anni per digerire l’esito di quella semifinale contro l’Ucraina.

Nel 2017 poi sei stata fra le protagoniste della cavalcata a squadre culminata con la doppietta fra Europei e Mondiali…

Quel giorno eravamo in uno stato di forma assoluto. Io, Rossella Gregorio e Irene Vecchi (Martina Criscio completava il quartetto, ndr) abbiamo tirato tutte benissimo. Non avrei mai voluto incontrare come avversarie tre come noi quel giorno! Anche se ovviamente non è stata una vittoria facile, se pensi ad esempio in rapporto al fioretto femminile. Noi abbiamo sempre un po’ sentito lo scetticismo di tutti addosso.

Le sciabolatrici azzurre sorridenti con l’oro al collo dopo la vittoria di Lipsia (foto: Bizzi)

Tu prima hai citato la prova a squadre di Rio definendola “una batosta”. Eppure da quella gara sono state poste la basi per il trionfo della stagione successiva. Sei d’accordo?

Io avevo un sogno nella vita: partecipare alle Olimpiadi. Realizzato il quale mi sarei potuta anche ritirare e anzi avevo già detto a tutti che il giorno dopo avrei smesso. Ma poi quando sono tornata dalle Olimpiadi il giorno dopo sono andata ad allenarmi. Volevo vincere medaglie Olimpiche, volevo vincere Mondiali! E così quell’anno abbiamo fatto il boom. Anche lì ho pensato che poteva bastare così, dopotutto avevo vinto un titolo Europeo e un Mondiale. Ma poi è arrivato il podio individuale a Orleans e stavamo facendo bene a squadre. Però poi da lì a un certo punto è come se fosse finita la benzina.

Ed è lì che hai maturato l’idea di fermarti?

Sono stati due anni veramente tremendi. Da una parte sentivo che non avevo più dentro di me il fuoco sacro per continuare a fare la vita d’atleta, che è particolare e richiede concentrazione massima. Dall’altra però, dicevo di volermi fermare ma magari il giorno dopo ci ripensavo e dicevo di voler continuare. Ed è andata avanti così per due anni. Finché un giorno mi sono decisa e sono andata da Giovanni Sirovich a dirgli che avevo deciso di uscire dal giro della Nazionale, perché era giusto così ed era giusto che ci fosse al mio posto gente che sogna di poter vincere le Olimpiadi.

Hai detto che il tuo sogno è sempre stato quello di partecipare alle Olimpiadi e lo hai realizzato: ci racconti com’è stata la tua Rio?

Sono cresciuta vedendo cartoni animati come Holly e Benji o Mila e Shiro, e io in quei giorni mi sentivo come se fossi dentro quei cartoni animati! Le ho vissute con un orgoglio infinito, ma soprattutto tanto durante la cerimonia di apertura quanto durante le gare è come se stessi vivendo dentro un mio sogno. Mi è difficile anche trovare le parole per descriverle, queste sensazioni. Ma so per certo però che non si cancelleranno mai.

Loreta Gulotta in azione ai Giochi di Rio 2016 (Foto: Bizzi)

Naturalmente si è chiusa la tua carriera agonistica ma non il tuo viaggio nella scherma. Cosa farà Loreta Gulotta da grande?

Dopo che ho deciso di smettere, sono entrata in un periodo di crisi nera. Sapevo che non avrei più voluto fare l’atleta, per il resto brancolavo nel buio. Poi ho deciso che avrei voluto insegnare scherma e in tal senso devo ringraziare tantissimo Giovanni Sirovich. Io e lui abbiamo avuto spesso delle discussioni, anche a muso duro, ma in questo percorso mi ha guidato dall’inizio alla fine permettendomi di seguirlo con grande serenità. E adesso mi hanno già convocato in Nazionale per il prossimo ritiro dell’Under 20.

Facciamo un po’ di filosofia schermistica? Quanto puoi, dall’alto della tua esperienza ad alto livello, trasmettere ai tuoi allievi e cosa vuoi trasmettere loro?

Ho avuto la fortuna di allenarmi con tantissimi super campioni e da loro ho capito come è necessario allenarsi per arrivare al top anche forse l’ho capito un po’ tardi. Quindi la prima cosa su cui insisterò con i miei allievi è proprio l’importanza dell’allenamento, perché quello che semini in palestra poi lo raccoglierai in gara. Però c’è una cosa che mi piacerebbe trasmettere ed è una cosa un po’ particolare…

Ovvero?

La scherma è uno sport difficile e in continua evoluzione e non ho mai creduto a quelli che pensano di avere la scienza infusa. Quello che vorrei davvero tanto è riuscire a tirare fuori quello che loro hanno dentro, che ogni mio allievo si esprimesse secondo la propria personalità. Io non voglio dei miei cloni, ma voglio ragazzi che si sentano liberi di esprimere il proprio talento. Che è quello che ho sempre cercato io nella scherma, soprattutto nell’età più matura. So che non è facile, ma lavorerò perché questo accada.

Qual’è l’aspetto secondo te più difficile di questa tua missione?

Accendere loro il fuoco quando sono piccoli, sicuramente. E poi soprattutto scoprire poco alla volta questi ragazzi e ragazze perché sono tutti diversi da me e ognuno è diverso dall’altro. Però questa è la linea su cui mi muoverò insegnando la scherma.

Tu hai iniziato a tirare da piccolissima, a 7 anni. Se la Loreta Gulotta di oggi incontrasse quella bambina, cosa le direbbe?

Mi ricordo di me a 7 anni: ero infinitamente più forte e libera di quanto lo sono adesso. Crescendo trovi cose che ti inquinano durante il tuo cammino, a quell’età sei molto più spensierata. Cosa le direi? Le farei un grosso in bocca al lupo! Perché per emergere in questo sport, dove ci sono tantissimi ragazzi e ragazze molto forti, devi lottare e sviluppare una fortissima personalità.

Sui social hai scritto che non basterebbe un libro intero per descrivere tutta la vita che c’è dentro questo percorso nella scherma. Ma se dovessi dirmi qual è stata l’impronta più grande che questo sport ha lasciato su di te cosa rispondi?

Mi ha fatto crescere tantissimo, ha trasformato una bambina timidissima in una donna, mi ha fatto conoscere la vera me. È uno sport incredibilmente stimolante: devi sempre trovare la soluzione giusta al momento giusto, devi toccare per vincere e non hai scuse se non lo fai. E per questo amo la scherma e le devo un grazie enorme.

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Foto Bizzi